Il Tirreno

«Leggi chiare per i bagni»

Gabriele Dini
«Leggi chiare per i bagni»

Il presidente dei balneari Aliboni: siamo pronti per competere

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MASSA. L'emendamento sulla cancellazione del rinnovo automatico delle concessioni rischia di cambiare il futuro degli stabilimenti balneari. Ma il presidente Roberto Aliboni si dice tranquillo. «E' un provvedimento che è stato chiesto dalla categoria stessa - spiega al telefono - per noi è importante che ci sia chiarezza legislativa».  La decisione presa dal governo servirebbe a chiudere una volta per tutte il contenzioso con l'unione Europea sulle concessioni dei bagni (finora rinnovate automaticamente). La ormai famigerata direttiva Bolkenstein prevede infatti che anche il settore sia aperto alla libera concorrenza. La liberalizzazione potebbe scatenare gli appetiti di grossi gruppi turistici, immobiliari o imprenditori stranieri sulle concessioni demaniali italiane e spazzare via le microimprese che finora hanno proliferato nel settore su tutto il litorale apuo-versiliese. Uno scenario da incubo per gran parte degli imprenditori locali.  Ma Aliboni dice di non essere sorpreso dalla decisione presa dal governo. «Sapevamo che i rinnovi automatici erano già saltati - spiega Aliboni - e quindi sappiamo di doverci rimboccare le mani per migliorare le nostre offerte e servizi. Ma per farlo servono leggi che ci permettano di prepararci al 2015 come previsto dal decreto milleproroghe».  Per quella data infatti l'Italia dovrà adeguarsi definitivamente alle richieste arrivate da Bruxelles. Per prepararsi a quella scadenza gli step indicati da Aliboni sono due. Innanzitutto servirà una legge quadro, creata dal governo centrale, che stabilisca le norme generali cui le regioni dovranno attenersi.  Successivamente toccherà, appunto alle singole regioni decidere sui singoli regolamenti che stabiliscano come le nuove concessioni dovranno essere assegnate.  Ed è proprio su questo punto cruciale che da tempo i balneari stanno portando avanti le loro battaglie. «I bandi che le regioni metteranno a punto - spiega Aliboni - non devono essere punitivi ma premiare la qualità».  Per Aliboni, come per molti altri esponenti della categoria, i bandi non dovrebbero quindi premiare il miglior offerente dal punto di vista economico. «Le concessioni pubbliche - spiega - devono basarsi sui servizi offerti alla comunità. Le assegnazioni dipenderanno quindi dai posti di lavoro offerti, dai periodi di apertura, dal rispetto dell'ambiente e dei piani urbanistici».  Insomma, i vincoli e le variabili sono molte. Ma quelle che i balneari sono tutele che premierebbero chi possiede già il know-how per il lavoro in spiaggia (cioè gli attuali concessionari), potrebbero infatti rivelarsi un'arma a doppio taglio. «Per questo - fa notare Aliboni - bisogna cercare di lavorare sin da ora per essere più competitivi sul mercato».

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