Il Tirreno

«L'estrazione non è selvaggia»

Alessandra Vivoli
Franco Barattini nel film «Il capo»
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Franco Barattini nel film «Il capo»

Parla il «capo» della Gemeg: basta criminalizzare chi lavora le cave

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 CARRARA. «Ma che escavazione selvaggia! Basta criminalizzare il mondo delle cave e chi ci lavora. Noi il monte lo amiamo e seguiamo il suo verso: dietro ogni bancata c'è il lavoro di giorni per togliere ogni pericolo e per rispettare quella montagna con cui viviamo quasi in simbiosi».  Parla il «capo» della Gemeg (e protagonista dell'omonimo film), Franco Barattini. E, come lui stesso dice: «A buon intenditor poche parole, questa è la risposta a chi punta sempre il dito sul mondo delle cave. E a cho ci chiama selvaggi voglio rispondere: ma selvaggi a chi?»  Il protagonista del film di Yuri Ancarani, girato nella suggestiva location della cava della Gemeg, esce dallo schermo e si racconta.  Lui che con linguaggio del corpo anche ieri al teatro Animosi ha colpito al cuore gli spettatori (il cortometraggio è stato proiettato dalle 16 e 30 fino alle 21), spiega cosa c'è dietro quel ribaltamento di bancata (620 tonnellate di bianco) che ha incantato il regista Ancarani. E che presto farà il giro del mondo: come biglietto da visita del made in Carrara e delle cave, questa volta «d'autore».  «Ho 49 anni e da trenta lavoro al monte - spiega Barattini - La gente dovrebbe sapere cosa c'è dietro a una varata, a un taglio: c'è la consapevolezza di rispettare la cava, di eliminare ogni fattore di pericolo. Prima di ribalatare la bancata, quella che si vede nel film, abbiamo passato una settimana a pulire la tecchia. Chi ama la montagna lavora con coscienza. No, qui di selvaggi proprio non ce ne sono».  Un fuori programma, quello del protagonista del film «Il capo» che ha reso ancora più vivo un lungo pomeriggio dedicato al mondo delle cave. Viste con la lente di un grande regista, il regista Yuri Ancaran. E i fratelli Soldati, del gruppo Gemeg, hanno davvero voluto fare un bel regalo alla città, facendo proiettare il cortometraggio gratis al teatro Animosi.  Il pubblico ha risposto: e in molti sono venuti anche fuori città per assistere allo spettacolo di una lavorazione in cava seguita in presa diretta. Uno spettacolo che toglie il fiato. Grazie anche a un sonoro curatissimo che riproduce l'atmosfera che si vive al monte. Non ci sono parole: si usa solo il linguaggio del corpo, quello del «capo» per dirigere i movimenti della gru che ribalterà la maxi bancata di bianco. Quindici minuti ad alta tensione. Una scena che in tanti ieri hanno scelto di rivedere due volte.  E dopo il passaggio a Carrarail film prodotto dalla Gemeg è destinato ad andare lontano: prossimo appuntamento il Sundance festival.  Ieri, fra gli spettatori degli Animosi c'erano anche alcuni del National Georaphic che, a fine proiezione, si sono complimentati con il regista.  Anche il sindaco Zubbani non ha voluto mancare all'appuntamento con «Il capo». «Io ho già visto il cortometraggio al festival del cinema di Venezia - ricorda - Ma credo che vederlo in casa nostra, con queste montagne a fare da cornice sia tutta un'altra cosa».  E così le cave d'autore hanno animato il centro storico di Carrara. Fino a sera. Dopo le proiezioni del pomeriggio, sempre a cura della Gemeg, c'è stato lo spazio per un lungo e ghiotto aperitivo all'antica drogheria Riacci.

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