Il Tirreno

Marmo, lo sviluppo può attendere

Gabriele Dini
Il direttore del distretto lapideo Nicola Lattanzi
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Il direttore del distretto lapideo Nicola Lattanzi

Lattanzi attacca: «Troppi ritardi su polo tecnologico e stati generali»

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 CARRARA. Gli stati generali del marmo? Sono ancora un miraggio. E lo stesso si può dire anche del piano di sviluppo per il 2010 che per ora resta solo una bozza. «Noi siamo pronti per gli stati generali - afferma il presidente del Distretto lapideo Nicola Lattanzi reduce da un viaggio in India - ma finché non sarà chiaro il progetto sul polo tecnologico sarebbe inutile iniziare a discutere».  Quello di Lattanzi non è un attacco frontale alla politica. Ma secondo il presidente del distretto toccherebbe proprio ai sindaci di Massa e Carrara e alla provincia sciogliere i nodi sul polo tecnologico per poter far partire i finanziamenti della Regione.  «Bisogna superare tutti i localismi - fa notare Lattanzi dopo aver ricordato che la sua organizzazione non ha potere decisionale - la politica deve far partire la macchina poi toccherà agli imprenditori organizzarsi per competere».  Gli stati generali del marmo - il vertice a cui avrebbero dovuto partecipare tutte le forze produttive, i sindacati e i politici per discutere del futuro del settore - sono stati rinviati per mesi. «L'ultima volta si era parlato di ottobre - continua Lattanzi - ma ci sono ancora ritardi».  Il responsabile del Distretto fa notare che mentre, ipse dixit, «Carrara è lumaca e Lucca non corre», la concorrenza estera sta facendo passi da gigante.  «Sono appena stato in India - spiega Lattanzi - e sono rimasto impressionato. Le imprese locali sono molto aggressive. E'incredibile che col nostro potenziale noi non riuscimo ad accordarci per imporre la nostra qualità. Questa attesa infinita non giova a nessuno».  Lattanzi mette l'accento sulle polemiche sul danno ambientale causato dall'estrazione del marmo.  «Bisogna difendere il lavoro dei cavatori - spiega - perché il marmo e la tutela dell'ambiente possono convivere senza problemi».  Lattanzi fa notare che una regione come la Toscana non può sperare di vivere di solo turismo. «Qui - afferma con decisione - ci sono 12 distetti industriali che producono oltre il 35 della ricchezza. So che per l'estrazione del marmo, soprattutto a ridosso del parco, servono norme e regole. Ma non si possono sollevare falsi problemi ambientali. Il marmo è un materiale ecocompatibile, dobbiamo investire anche su questa caratteristica oltre che sull'unicità del prodotto».  Per Lattanzi bisogna anche capire che la situazione attuale non è più quella di 40 anni fa. «La filiera produttiva - fa notare il presidente del distretto lapideo lanciando una frecciata ai sindacati - è cambiata. Ora la materia prima deve legarsi a prodotti e idee innovative. D'altronde nel sud-est asiatico si lavora a costi inferiori di 30 volte. Bisogna investire sulla qualità e capire che vecchi concetti come il posto fisso nelle condizioni attuali sono un'illusione».  Lattanzi fa notare che le imprese devono capire l'importanza della tecnologia e sviluppare idee competitive con l'ausilio degli architetti. «Ogni blocco e ogni elemento marmoreo è unico - spiega - bisogna capire che è inutile cercare di firnire prodotti omologati come accade nella produzione della ceramica».  L'intervento si chiude con un allarma. «L'immobilismo deve finire - sottolinea - se non si fa qualcosa di deciso anche la tanto critocata escavazione diventerà a rischio».

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