Il Tirreno

Falsa testimonianza, 3 cavatori nei guai

Uno scorcio di una cava
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Uno scorcio di una cava

Secondo l'accusa mentirono nel ricostruire in tribunale la vicenda di un crollo a Lorano, sott'accusa per lesioni un'altro operaio

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 CARRARA. Da testimoni, per un infortunio verificatosi nella cava di Lorano (nel giugno del 2006, nel cantiere Pradetto) a imputati per falsa testimonianza.  Sono finiti sotto accusa, per il reato di falsa testimonianza appunto, tre cavatori della cooperativa Lorano: secondo il giudice (del fascicolo si occupò ai tempi Cosimo Ferri) non avrebbero detto la verità nel momento in cui ricostruirono, proprio in tribunale, la vicenda del crollo di una «toppa» di marmo da una tecchia che aveva ferito di striscio due colleghi, Renzo Tognoni e Bruno Piccioli.  Un altro cavatore, Marco Tonelli, è invece stato imputato (il procedimento è lo stesso e si è svolto ieri davanti al giudice Mauceri) per concorso in lesioni personali gravi: quale sorvegliante della cava in cui si è verificato l'incidente.  La vicenda. Si erano staccate dal monte 30 tonnellate di marmo bianco che, precipitato da un'altezza di 68 metri, avevano preso di striscio due lavoratori.  Sul banco degli imputati, nel secondo round del processo, quattro cavatori: Marco Tonelli, Augusto Fidenti, Francesco Vincenti, Pedroni Dino. Si è aperto un nuovo capitolo della complessa vicenda giudiziaria del 2003.  Era da rivedere, secondo il giudice anche la posizione di alcuni testimoni della difesa. E per loro è arrivata l'accusa di falsa testimonianza.  Secondo l'accusa, infatti, avrebbero fornito una ricostruzione non veritiera dell'episodio che nel 2003 ha provocato il ferimento, non grave, di due lavoratori. I tre operai avrebbero detto in sostanza che nel cantiere in cui lavoravano, e dove si è verificato l'incidente, era stata effettuata la regolare pulitura della tecchia e che il masso di 30 tonnellate che, precipitato da un'altezza di 68 metri, aveva preso di striscio i due lavoratori era caduto per cause naturali da una bancata.  Sul banco degli imputati del nuovo procedimento c'è anche il sorvegliante della sicurezza: per lui l'accusa è di lesioni colpose. Tutti gli imputati sono assistiti dall'avvocato Guido Mussi.  La parola al perito. Ieri mattina in tribunale è stato ascoltato il perito, ingegnere Angelo Albani, che ha riferito sull'incidente avvenuto in cava.  «Dopo l'incidente - ha dichiarato l'ingegner Albani davanti al giudice - è stato modificato il cantiere. È stata effettuata la pulizia dei detriti sopra la bancata ma non i ciclio dove si effettò il taglio».a A.V.

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