Il Tirreno

Bagni, batosta dal governo

Uno stabilimento balneare della riviera apuana
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Uno stabilimento balneare della riviera apuana

Salta il rinnovo automatico della concessione

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  MASSA. Una vera e propria stangata sui bagni e sulle concessioni demaniali in genere. Il governo ha presentato un emendamento per cancellare il rinnovo automatico delle concessioni, come previsto finora dalla legge sul demanio marittimo. La notizia arriva dal quotidiano finanziario-economico Milano Finanza.  In un articolo apparso ieri si legge che il governo Berlusconi «prova a chiudere definitivamente il contenzioso con l'Unione europea sulle concessioni degli stabilimenti balneari».  Una notizia ferale, come conferma lo stesso quotidiano. «Chi gestisce spiagge - si legge nell'articolo - non potrà più in nessun caso ottenere un rinnuovo automatico della concessione demaniale. Insomma, scaduto il termine lo stabilimento dovrà essere dato in affidamento con una procedura competitiva come richiesto da Bruxelles. A provare a mettere ordine nella complessa materia è un emendamento del governo (a firmarlo è stato il ministro delle politiche Comunitarie Andrea Ronchi) alla legge Comunitaria per il 2010, attualmente in discussione in Senato.  L'emendamento, spiega la relazione illustrativa che lo accompagna, «elimina due articoli del decreto legge 400 del 1993 - scrive Milano Finanza - in modo «da escludere la possibilità di rinnovo automatico delle concessioni», consentendo al governo italiano di adeguare l'ordinamento interno a quello europeo, «evitando così», scrive. Ronchi, «l' aggravarsi della procedura d'infrazione».  Tutto nasce, come è noto, dalla direttiva sulla concorrenza ribattezzata direttiva Bolkestein, dal nome del commissario europeo che la firmata. La direttiva prevede un'asta per tutte le concessioni demaniali. L'Italia ha fatto opposizione, non facendola applicare sui nostri bagni. Ma ad oggi si trova alla terza procedura d'infrazione.  Bruxelles aveva acceso il faro sulla normativa italiana oltre un anno fa, quando aveva scritto al governo Berlusconi «contestando il cosiddetto «diritto d'insistenza», ossia la preferenza accordata in sede di rinnovo delle concessioni del demanio marittimo ai precedenti concessionari rispetto ad eventuali nuovi richiedenti.  «Una richiesta, quella della Commissione europea, che aveva allarmato, e non poco, gli operatori del settore che, sicuri del rinnoovo automatico delle concessioni (molte erano in scadenza enntro il 2012), avevano fatto consistenti investimenti nei rispettivi stabilimenti. Così, meno di un anno fa, il governo italiano - ricorda ancora Milano Finanza - aveva deciso di interveniire attraverso il decreto milleproroghe, allungando la scadenza delle attuali concessioni fino al 2015».

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