Il Tirreno

«Dodici anni per un capannone, così muore l'impresa»

Andrea Berti
<b>INDUSTRIA: </b>un capannone nell&#146;area Zia
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INDUSTRIA: un capannone nell’area Zia

Cna attacca sulle lentezze burocratiche per gli investitori. Sodini: subito un patto per lo sviluppo

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 MASSA. «Un patto per lo sviluppo. Ora o mai più». E' durissima la critica del presidente provinciale degli artigiani di Cna Dino Sodini che lancia ancora una volta, "il guanto di sfida al territorio". E questa volta, dice, si tratta di una sfida per la sopravvivenza delle imprese artigiane e dei lavoratori.  Di fronte alla più pesante crisi degli ultimi trent'anni, dice Sodini, il territorio aspetta tempi migliori e che sia qualcun altro a mettere le cose a posto «ma se non rimettiamo in moto tutti quegli elementi necessari che hanno costituito l'ossatura della nostra economia, e non stimoliamo le imprese ad investire, per la nostra Provincia può esserci un solo destino». Il numero uno di Cna punta il dito contro il Sin, Sito di Interesse Nazionale che «viene vissuta come una scusante alla situazione attuale»; un modo per dire «non possiamo fare nulla, non è colpa nostra». «Il Sin è un deterrente agli investimenti - spiega - ma anche la macchina burocratica ci si mette d'impegno. Oggi per aprire un'azienda, e quindi comprare un capannone, che tra l'altro costa di più che altrove, e renderlo attivo servono dai 10 ai 12 anni. Inaccettabile. La lentezza della burocrazia è una questione tutta locale. Non si è fatto niente, e chi ha fatto ha fatto poco, per velocizzare gli iter. C'è una inefficienza che fa paura e che scoraggia chi vuole investire».  La proposta del patto per lo sviluppo va anche in questa direzione: «Dobbiamo garantire alle imprese che vogliono investire una corsia preferenziale e licenze rapide, questo per rendere le aree più appetibili».  La crisi non colpisce solo le grandi aziende ma anche il tessuto di piccole e piccolissime imprese che lavorano al fianco dell'industria. «Di loro però, dell'indotto - sottolinea - non si parla mai. Un'imprese spesso vuol dire, tre-quattro addetti. Ma 100 piccole imprese che chiudono significano 300 persone senza lavoro».  

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