Il Tirreno

I conti non tornano. Nel mirino le fatture a privati, la detrazione dell’Iva e i lavori fatti ai terreni di proprietà

Nel bilancio del Cermec 16 milioni di buco

Chiara Sillicani
<b>IMPIANTO.</b> Una ruspa al lavoro tra i rifiuti al Cermec
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IMPIANTO. Una ruspa al lavoro tra i rifiuti al Cermec

Consegnati ai sindaci e alla Procura i risultati della due diligence alla società di smaltimento

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 MASSA. Si parla di soldi, di tanti soldi in quel di Massa. E certo non perché chi vive all'ombra delle Apuane nuoti nell'oro. Ma perché da queste parti capita (vedi l'Asl) che i conti non tornino. Qualche "problemino" ci sarebbe anche per il Cermec, la società che nella nostra Provincia si fa carico dello smaltimento dei rifiuti. E per cui il 22 settembre è scattata una due diligence.  Un procedimento con cui un'azienda verifica le sue condizioni economiche. Al professor Giulio Andreani e al dottor Paolo Bianchi è stato affidato il compito di mettere sotto la lente di ingrandimento atti fiscali, legali e gestionali della società pubblica.  Il Comune di Massa detiene, infatti, il 47% delle quote, i cugini d'oltre Foce ne hanno un 1% in più. E il restante 5% è in mano alla Provincia.  I professionisti hanno fatto il loro lavoro e qualche giorno fa la relazione conclusiva è stata consegnata ai sindaci. E sarebbe anche nella scrivania del sostituto procuratore Federico Manotti a cui Roberto Pucci e il collega carrarese Zubbani nelle scorse settimane hanno consegnato tutta la documentazione.  Risultati poco incoraggianti. E da quella relazione emergerebbero parecchi problemi. Si tratta chiaramente di un'analisi fatta da professionisti e i cui risultati non hanno valenza giuridica. A valutare eventuali illeciti e a individuare responsabilità sarà - sempre che ne rilevi l'esistenza - il magistrato.  Chi ha steso la due diligence nota però incongruenze per un totale di 16 milioni. Innanzitutto sarebbero stati pagati «oneri non dovuti che probabilmente non potranno essere recuperati».  L'ipotesi è che siano state pagate fatture per sevizi non ricevuti o lavori non fatti. Non soltanto - ma secondo quanto riportato nella relazione - sarebbe anche stata detratta l'Iva su quelle fatture. E considerato che l'imposta sul valore aggiunto è del 10%, un milione di euro circa sarebbe andato in fumo.  Con un rischio: che lo Stato se ne accorga e, giustamente, chieda il versamento della cifra detratta. Oltretutto maggiorata, per effetto degli interessi maturati e delle sanzioni comminate.  Ma non è finita qui: perché nella relazione si parlerebbe anche di terreni stimati oltre il loro valore. Sarebbero stati bonificati - questa l'ipotesi - e sarebbe stato quindi indicato un conseguente aumento di valore, ma superiore alla reale stima nel mercato immobiliare. E anche in questo caso il risultato sarebbe una perdita. E in gioco non ci sono spiccioli perché si parla di 6 milioni.  Il caso Cermec scoppia quando il nuovo presidente Ugo Bosetti (in carica da circa 5 mesi) dà il via ad una serie di verifiche. Emerge innanzitutto un debito di 28 milioni di euro. Ora, però, rimane da capire quale sia l'attivo - se c'è - della società. Per semplificare: se io ho un debito di 10, poco conta, se guadagno mille. Ma se in cassa ho 2, beh, allora i problemi ci sono.  Quale rimedio? La questione è davvero complessa perché adesso si tratta di capire come rimediare, se quanto rilevato dalla due diligence corrisponde alla realtà. Se così fosse all'orizzonte si aprirebbero due strade: chiudere la società cercando di capire come gestire un settore così delicato come quello dello smaltimento rifiuti. Oppure ricapitalizzare.  E questo significherebbe esborso di denaro per i Comuni e la Provincia. Tradotto: per i cittadini che ancora una volta dovrebbero mettersi le mani in tasca per errori che non hanno commesso.

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