Il Tirreno

Sanità. E spunta l’ipotesi di un’indagine anche a Firenze: l’atto «falso» potrebbe essere stato prodotto lì

Asl, il giallo dei crediti si infittisce

Chiara Sillicani
<strong>SANITA’ APUANA.</strong> L’ospedale di Massa e sotto il dimissionario direttore generale Antonio Delvino
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SANITA’ APUANA. L’ospedale di Massa e sotto il dimissionario direttore generale Antonio Delvino

La lettera con il nome della funzionaria sarebbe comparsa già nel 2008

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MASSA. Fa impressione al cittadino comune, che magari fatica a sbarcare il lunario, scoprire che tutta la questione Asl gira intorno a 60 milioni di euro, "sfuggiti" al controllo. Non spiccioli. E ancora di più colpisce sapere che quel credito da capogiro sarebbe stato riconosciuto dalla Regione con una lettera per cui ora si fa addirittura avanti l'ipotesi di falso. Procura al lavoro. La vicenda è così complessa che alla Procura è al lavoro un intero pool. E, da una frase sibillina che "esce" dal Tribuinale di Massa, non si esclude che per il presunto documento falso siano a lavoro anche i magistrati fiorentini.  Il che significherebbe che il presunto falso potrebbe essere stato commesso proprio in quel di Firenze. La storia. Tutto inizia nel 2008. Quando i 60 milioni compaiono nel bilancio dell'azienda sanitaria. Il collegio dei sindaci li nota e ne chiede evidenza. In parole povere, si informa dall'Asl per capire meglio di che cosa si tratti. Ed è allora - ipotizza qualcuno - che sarebbe comparsa la lettera con la firma della funzionaria regionale.  L'azienda avrebbe garantito al collegio che le cose era a posto: dalla sua aveva la certificazione della Deloitte, un colosso nel settore. Il collegio, quindi, nella relazione al bilancio 2008 (stesa nel 2009) non fa menzione di quella posta. Né, a quanto pare, la Regione si accorge del problema. Le cose cambiano l'anno successivo. Perché quella posta ricompare: sempre 60 milioni di euro. Non alla voce "crediti verso la Regione" che include i crediti correnti, per la gestione ordinaria, ma alla voce "altri crediti oltre 12 mesi". E non a caso perché si tratta di crediti «per anticipazione stralcio», cioè relativi al periodo in cui le due aziende sanitarie si sono fuse nell'Asl 1. A questo punto il collegio chiede prova dell'esistenza di quel debito della Regione nei confronti dell'Asl. E lì sicuramente compare la lettera. Il giallo dei documenti. La direzione manda una nota e scrive che la documentazione ce l'ha la Regione. Non soltanto: compare anche un secondo atto e in calce c'è la firma di una funzionaria regionale. Carla Donati, appunto, che quel documento nega di averlo firmato, tanto da presentare un esposto per falso ideologico e materiale.  Il collegio vede una lettera con timbro e firma di un dipendente della Regione. L'intestazione sarebbe quella dell'azienda sanitaria, ma la cosa non sarebbe parsa particolarmente rilevate per un motivo: quell'atto lo avrebbe inviato proprio l'azienda alla Regione chiedendole di riconoscere il credito.  Per chiarire: la società di certificazione avrebbe voluto prove sull'esistenza del credito: l'Asl avrebbe inviato nota alla Regione e qualcuno, quindi, avrebbe apposto un timbro e una firma.  Non sorgono sospetti ai sindaci del collegio. Che nella loro relazione qualche riga a quella posta da 60 milioni la dedicano, riferendosi anche alla nota 272 del 22 06 2010 dell'Asl che rimanda alla documentazione regionale. Un quadro complesso, quindi, in cui si fa spazio l'idea che il falso - se c'è - non sia così grossolano come si è detto in un primo momento: firma tremolante e timbro non chiaro. Un giallo su cui farà luce la Procura.

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