Gioco
Il caso. Il fregio era stato rimosso dal nonno e tenuto in un fondo per evitare la polvere in via Carriona
Porta a casa lo stemma di famiglia: assolto
Guerra tra fratello e sorella per uno scudo di marmo sulla facciata del palazzo storico
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CARRARA. Uno stemma, o meglio uno scudo storico di marmo, posto su un palazzotto di via Carriona, è finito al centro di una complessa vicenda giudiziaria che ha visto contrapporsi una sorella che ha accusato il fratello di essersene appropriato. Ma che ieri è stato assolto. Ieri il giudice Mauceri ha assolto Franco Piccini, finito sul banco degli imputati con l'accusa di spostamento illecito di bene artistico storico culturale, «perché il fatto non costituisce reato». Dalla scomparsa di quel medaglione, che faceva bella mostra sulla facciata del palazzotto in via Carriona, ne è nato un processo penale in cui la donna (ossia la sorella dell'imputato) si è costituita parte civile (assistita dall'avvocato Perfetti). Ma proprio sulla costituzione di parte civile si è opposto l'avvocato Raffaele Giumetti, legale del fratello che era sotto accusa. Sollevando una vera e propria questione di diritto e sostenendo che, semmai, se dovesse essere prevista una parte civile, avrebbe dovuto costituirsi lo stato italiano. Trattandosi di un ben artistico, anche se - questo è bene precisarlo - non catalogato come tale dalle Belle Arti. E quindi proprio per questo l'imputato non avrebbe chiesto il consenso alla Sovrintendenza. Il processo ha ripercorso le sorti di uno stemma gentilizio (350 chili di marmo bianco) che il nonno paterno dei due fratelli decise di togliere per sottrarre alle polveri e all'inquinamento legato al passaggio dei camion sulla Carriona. Il fregio finì in un magazzino del nonno e, al momento della sua morte, è passato in eredità a quel Franco Piccini che poi è stato accusato dalla sorella. Il processo ha visto sfilare vari testimoni fra cui alcuni vicini di casa, in quell'angolo di via Carriona, che hanno detto di ricordare bene il medaglione che era posto poco sopra la porta d'ingresso del palazzo. Il nonno lo aveva tolto per la paura che cadesse, a causa delle vibrazioni e del traffico. Per questo era finito in un suo fondo e, in un secondo momento a casa di Franco Piccini che lo aveva rimosso durante alcuni lavori che stava svolgendo nel fondo stesso. Fino ad oggi quello stemma gentilizio era quindi a casa del Piccini, posto sotto sequestro, fino alla fine del processo. A.V.
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