Finanza
Più negozi e meno industrie
Claudio Figaia
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Uno scorcio della colonia Motta Nuove attività commerciali nelle "aree di bordo" sull'Aurelia. Dubbi del Prc
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MASSA. Più commercio e meno industria nel futuro della città e delle sue "aree di bordo" (che sono le zone di confine tra la zona industriale vera e propria e il resto del territorio). In altre parole: l'ampia zona tra via Tinelli, via Catagnina e via Aurelia cambierà volto e potrà ospitare una quota maggiore di attività commerciali (e non industriali). È la novità che emerge dalla discussione sul Piano strutturale, discussione che ieri, in un lungo incontro tra sindaco e maggioranza, si è concentrata porprio sulla questione della "razionalizzazione" dell'area di bordo lungo l'Aurelia. Una questione delicata e complessa, se non altro perchè mette in gioco interessi immobiliari ed economici non da poco. Quella zona accoglie oggi aziende produttive, attività artigianali, concessionarie di veicoli (che vengono considerate "industriali"), abitazioni, attività commerciali in un quadro caotico e urbanisticamente male organizzato. L'amministrazione intende mettere ordine a questa realtà e creare una specie di "fascia di rispetto" sul fronte Aurelia, con negozi invece di attività industriali. Per questo si parla di circa 30mila metri quadrati per interventi di recupero e di altri 10mila metri per nuove costruzioni. Un obiettivo, la razionalizzazione dell'area, condiviso dall'intera maggioranza, così come l'idea di concedere nuove volumetrie per il commercio. C'è però un altro aspetto che solleva perplessità - da parte di Rifondazione, ad esempio - e pare destinato a fare discutere: l'orientamento dell'amministrazione a consentire la trasformazione di attività industriali in aree ad uso commerciale. Aprendo la strada a possibili speculazioni immobiliari e impoverendo il tessuto produttivo. Il confronto sulla questione è ancora aperto: si discute su come salvare capra e cavoli, cioè l'esigenza di razionalizzare l'area e quella di mantenerne l'identità produttiva. Così come la discussione è ancora in corso sul futuro delle ex colonie marine. La proposta del sindaco Roberto Pucci è di destinare fino a un massimo del 25% delle volumetrie a uso residenziale. In sostanza: appartamenti invece di alberghi con cambiamento della destinazione d'uso da turistica a residenziale. Perchè, ragiona, è parecchio difficile trovare imprenditori disposti a investire sui maxi spazi delle ex colonie, che resterebbero così come sono oggi: dei ruderi con vista mare. E allora ecco l'idea di una "premialità": cioè consentire agli investitori che realizzeranno alberghi e hotel, di costruire anche (fino a un quarto dei volumi disponibili) residenze private, di sicuro di più immediata remuneratività. Chiaro che tale strategia, pur accompagnata da paletti tesi a salvaguardare le pinete e ad evitare nuovo cemento, può, anche in questo caso, dare spazio a operazioni speculative.
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