Attenzione
E adesso il traforo sotto la Foce
Claudio Figaia
◗
VIA FOCE: una strada di collegamento urbano ma «di montagna» Rispunta il progetto della «direttissima» per avvicinare Carrara e Massa
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Un traforo tira l'altro: ci sono i tunnel della Strada dei marmi, gli unici, per ora, davvero costruiti, c'è il contestato progetto della galleria sotto la Tambura e - adesso- ecco spuntare un altro progetto: il traforo della Foce. Ossia una strada "direttissima" per avvicinare Carrara e Massa. Idea non nuova, suggestiva - e non si sa quanto realizzabile - ora rilanciata alla grande dal centro studi De Gasperi. Che ha organizzato per sabato a Palazzo Ducale un convegno per illustrare caratteristiche e fattibilità dell'opera. Firmato dall'ingegner Franco Ferrari, lo studio progettuale del traforo prevede un percorso di circa tre chilometri - contro i 6-7 tutti curve e pendenze dell'attuale via Foce - sul fondo della vallata tra le colline del Candia e il monte Brugiana, in gran parte in galleria e con una pendenza massima dello 0,5%. «I vantaggi di questo collegamento - dice Roberto Benatti del centro De Gasperi - sono evidenti: le due città sarebbero unite da una strada sicura, rapida, pianeggiante; i collegamenti più facili, i tempi di percorrenza dimezzati. Con ricadute positive sulla qualità della vita, sull'integrazione fra i due centri, sui servizi, sul sistema economico. Per non parlare dei vantaggi ambientali: risparmio energetico, riduzione dell'inquinamento...». Insomma, un progetto «logico» per avvicinare non solo dal punto di vista fisico due città che dovrebbero pensarsi come un unicuum. Bene, benissimo. Ma i soldi? Di finanziamenti ancora non si parla, ma Benatti preme sul tasto della eco-sostenibilità: «Questa è un'opera che si ripaga da sola con i risparmi energetici e i vantaggi sociali che è in grado di apportare». Nell'ormai lontano 1958 l'ingegner Ferrari aveva già redatto, su incarico della Provincia, un progetto esecutivo, per la costruzione della strada Fivizzano - Massa che comprendeva il traforo della Foce. Una delle tante infrastrutture finite nel cassetto. Ma anche il Patto per lo Sviluppo Locale (Pasl) del 2005, approvato da tutti i sindaci e dalle categorie economiche della provincia, contemplava l'ipotesi "di galleria sotto la Foce tra le due città". E l'architetto Ezio Bienaimè, sempre in quegli anni, propose una idea simile concepita però in funzione di un ospedale unico da costruire proprio sulla Foce. La primogenitura dell'idea, fa rilevare ancora Benatti, andrebbe però ricercata ancora più in là nel tempo: «Il traforo sarebbe il naturale completamento di quella storica decisione presa da Beatrice d'Este, nel 1819, al fine di avvicinare i due centri cittadini, quando ordinò la costruzione del monumentale "Ponte dell'Amicizia" sul Frigido». Un primo parere, del tutto positivo (oltre che del tutto informale) al progetto arriva dalla Polizia Stradale che considera il traforo della Foce un'opera utile per agevolare il traffico, soprattutto quello leggero. Del resto pochi direbbero no a un tracciato lineare e veloce in alternativa a quello "montano" della via Foce che è a tutti gli effetti un tratto di collegamento urbano, ma impegnativo, pericoloso (specie di notte e con la pioggia) e, nelle ore di punta, molto trafficato. Il problema, però, è chiaramente quello delle risorse. «Non è tra le priorità», rispose nel 2005 l'allora sindaco di Carrara Giulio Conti al pressing di chi - Federmeccanica, Lanmarco Laquidara di Fi tra gli altri - sosteneva il traforo. Adesso ci riprova il centro "De Gasperi".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
