Il dolore
Veleni nel terreno da 20 anni
Cinzia Carpita
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AVENZA. Due date: 1984, 2010. Sono trascorsi 26 anni dalla chiusura dello stabilimento chimico ex Enichem (ex Rumianca) ora Syndial, dopo una fuoriuscita di fumi tossici, e la bonifica dell'area non è ancora terminata. Non si contano più i milioni (dalle lire all'euro) spesi da chi deve farla. A dicembre un nuovo progetto di disinquinamento andrà al ministero che continua a chiedere integrazioni. E' avvenuta la bonifica del suolo, è in corso quella della falda idrica, ma il sottosuolo è ancora da scarnificare: diciassette ettari dove analisi fatte a suo tempo hanno rilevato presenza di sostanze legate alle passate lavorazioni. Ci sarebbero circa 200mila metri cubi di materiali inquinanti (dall'arsenico ai diserbanti, individuati dalle caratterizzazioni). Le ultime notizie, dalla Syndial: un progetto con integrazioni chieste dal ministero dell'ambiente (tre prescrizioni dal 2005 più un aggiornamento a nuove norme) sarà inviato a Roma entro dicembre per l'ok definitivo.Nessuno a livello locale parla più di quest'area desertificata, mentre si cercano nuove occasioni di sviluppo economico in una provincia martoriata da grandi vertenze (come quelle di Eaton e Nca) che mettono in pericolo centinaia di posti di lavoro. L'area Syndial sembra ormai far parte dell'arredo del paesaggio, ma lì sotto ci sono ancora veleni da eliminare (qualcuno in passato gridò alla "bomba ecologica"). Solo dopo la bonifica, potrà essere consegnata a nuovi insediamenti produttivi. Ma a che punto è questa bonifica infinita? Lo abbiamo chiesto direttamente alla Syndial, oggi proprietaria del sito peraltro inserito nel perimetro di interesse nazionale di Massa Carrara, per le bonifiche. La storia. L'area è stata acquisita dall'Eni, e per essa dall'Anic, dal primo aprile 1982, nell'ambito del trasferimento degli impianti chimici della Sir-Rumianca, disposto dal D.L. 9/12/81 n. 74 convertito in legge il 05/02/82. Quando lo stabilimento era di proprietà della Sir, vi si svolgeva attività di produzione di fitofarmaci. Dopo l'acquisizione in Anic, continuò fino al 1984, la sola attività di "formulazione" di taluni fitofarmaci, cioè attività di macinazione, miscelazione e confezionamento di principi attivi e di "coformulanti" acquistati sul mercato. Il sito è stato oggetto, dopo la dismissione delle attività, di vari interventi: cioè lo smantellamento degli impianti, lo smaltimento dei residui di lavorazione, la demolizione di fabbricati con relativa bonifica del suolo e smaltimento dei materiali di risulta, la messa in sicurezza di emergenza dei terreni mediante copertura e impermeabilizzazione di tutte le aree contaminate, la messa in sicurezza, di emergenza della falda tramite una barriera idraulica di emungimento delle acque ed un impianto di trattamento di queste. La telenovela dei progetti di disinquinamento. La Syndial ha presentato nel 2004 i progetti per la bonifica definitiva dei terreni e della falda, ai sensi del D.M. 471/99. Il Ministero dell'Ambiente ha richiesto delle integrazioni e la Syndial ha presentato i progetti integrati nel settembre del 2005. Ma durante la fase di esame di quei progetti, è entrata in vigore una nuova normativa (decreto 152/06), che ha costretto la Syndial a effettuare una ulteriore analisi di rischio del sito. La società sottolinea di averla «condotta seconda le previsioni delle nuove norme». Le normativa individuava infatti nuovi obiettivi di bonifica per il sito (terreni ed acque). «La società predisponeva quindi due documenti per il sito di Avenza: "l'analisi di rischio" secondo il decreto legge 152/06 Avenza) e la "rimodulazione obiettivi di bonifica" dei progetti presentati per il sito stesso (D.lgs 152/06)». Il tutto è stato inviato al Ministero dell'Ambiente il 24 ottobre 2006. Passa un anno: infattiSyndial fa sapere che «con il verbale della conferenza di servizi decisoria del 30 ottobre 2007, il Ministero ha formulato una serie di prescrizioni in merito all'analisi di rischio presentata. La società si è quindi adoperata per rispondere alle prescrizioni ricevute e a redigere il progetto Operativo. Il 13 agosto 2008 Syndial inviava al Ministero dell'ambiente il progetto operativo di "bonifica suoli e falda", redatto tenendo conto delle osservazioni e prescrizioni ricevute». Ventisei anni dopo, altre prescrizioni. Siamo al 22 gennaio 2010: «il Ministero dell'Ambiente - spiega Syndial - convoca la Cds istruttoria, ed esprime la necessità di ulteriori approfondimenti su alcuni aspetti progettuali. Inizia, quindi, una fase di incontri, tra Syndial e il Ministero, che hanno permesso la definizione puntuale delle integrazioni necessarie al progetto.Syndial ha già elaborato la bozza del progetto integrato e al momento è impegnata nell'ingegnerizzazione dello stesso per la consegna, entro il prossimo mese di dicembre, al Ministero, per l'autorizzazione conclusiva». La società informa che intanto, continua costantemente «a esercitare le misure di messa in sicurezza operate nel sito, cioè provvede al monitoraggio e manutenzione dei capping installati per la messa in sicurezza di suolo e sottosuolo»; e per quanto riguarda il disinquinamento della falda, «a garantire, con presidio continuato su 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno», l'attivatà della barriera idraulica (oggi costituita da 28 pozzi) e dell'impianto di trattamento acque (con potenzialità di 160 netri cubi l'ora). «Le acque trattate vengono immesse nel Fosso Lavello nel pieno rispetto dei limiti di legge. Dal suo avvio (agosto 2004) il sistema integrato di emungimento e trattamento acque, viene gestito secondo protocolli sottoscritti con l'Ente di controllo e aggiornati in funzione dei miglioramenti operati. I dati che derivano dal monitoraggio delle matrici ambientali sono sotto controllo da parte degli enti competenti». Il 29 luglio 2009 «il sito ha ottenuto dalla provincia di Massa Carrara l'autorizzazione integrata ambientale».
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