Il dolore
Sorpresa, ora rispunta Ecoplant
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LA PROTESTA. Lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento Il consorzio nega che il suo progetto sia stato bocciato da Invitalia
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MASSA. L'accordo tra la Eaton e i sindacati e il ritiro dei licenziamenti è senza dubbio un risultato importante. Ma non sufficiente per gridare vittoria perché la multinazionale ha parlato chiaro: serve un progetto di reindustrializzazione. Da presentare all'incontro del 5 novembre. Ecco, allora rispuntare Ecoplant. Non che il consorzio di imprese della green economy si rimetta in lizza, ma chi lo rappresenta ci tiene a mettere i puntini sulle "i". Spiegando che intorno ad un tavolo ci si può risedere. A due condizioni, però: che si chiarisca se c'è la disponibilità al finanziamento (da parte della Regione in particolare) e si definiscano le modalità di utilizzo dell'area. Di Ecoplant si è parlato a chiare lettere nel corso dell'ultima assemblea: i lavoratori volevano essere certi di non aver perso un'occasione. Il sindaco Pucci e il presidente Rossi hanno rassicurato gli operai: quel progetto, dai vari soggetti coinvolti, non è stato giudicato credibile. Arriva quindi la smentita del consorzio "verde". Giorgio Dell'Amico e Giorgio Porzano lo rappresentano e sono loro a garantire che da Invitalia (l'agenzia pubblica per l'attrazione degli investimenti) un "no" non è mai arrivato. «Non abbiamo ricevuto - spiegano - un rifiuto formale, né da Invitalia è venuta una risposta che riguardasse la bocciatura del progetto o chiedesse delucidazioni sul business plan o magari sugli aspetti finanziari. Di un diniego siamo venuti a conoscenza soltanto dalla stampa». Poi i due rappresentanti raccontano dei ripetuti incontri avuti al Ministero dello Sviluppo e dell'impegno di Roma a presentare il progetto a chi, in Invitalia, avrebbe dovuto valutarlo. «Abbiamo avuto un incontro con Invitalia - racconta Porzano - ricordo bene che chi ha visto il progetto ne è rimasto impressionato positivamente. Erano coinvolte aziende del vicentino e del bergamasco che hanno brevettato i loro prodotti (dal led a bassa energia al concentratore solare)». Ed è Dell'Amico a sottolineare che «il piano occupazionale prevedeva 286 assunzioni in 5 anni». Ma gli imprenditori, di fronte al silenzio, anche di Invitalia, avrebbero deciso di desistere. E qualcuno sarebbe già al lavoro per comprare aree e capannoni e ampliare la produzione. Sulla possibilità di rientrare in gioco Porzano non si sbilancia anche perché «alcune delle imprese coinvolte - spiega Dell'Amico - stanno già lavorando ad altre join venture». Ma proprio Dell'Amico non esclude di «potersi rimettere al lavoro coinvolgendo nuovi imprenditori». Ma le condizioni non sono da poco: valore delle aree (Ecomplant ne aveva già proposto un uso decennale per acquistarle poi ad un prezzo pattuito) e sistema di finanziamento. E il pensiero va soprattutto ai fondi regionali per l'innovazione. Sempre che la Regione, la sua finanziaria Fidi Toscana e le istituzioni siano d'accordo). Come a dire che di Invitalia (la figlia di Sviluppo Italia) si potrebbe anche fare a meno. Insomma, Ecoplant non è morto. Ma adesso altri si sono fatti avanti. E tra questi - pare - anche qualche cugino d'Oltralpe. C.S.
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