Il Tirreno

Pensionati alla riscossa sugli arretrati

Alcuni pensionati in un parco: migliaia di euro di pagamenti arretrati possono essere recuperati
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Alcuni pensionati in un parco: migliaia di euro di pagamenti arretrati possono essere recuperati

In un anno recuperati oltre 100mila euro per crediti di cittadini verso l'Inps

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 VIAREGGIO. Lo Stato è bravo a incassare, ma molto meno attento e solerte quando si tratta di rimborsare gli utenti. Per questo da tempo gli sportelli Inca-Cgil sono attivi per aiutare i pensionati a recuperare i soldi dovuti dall'Inps. In questo modo nel 2009 82 pensionati di Massa sono riusciti a recuperare tra i 1000 e i 4000 euro ciascuno, per un totale che supera i 100mila euro. «Le leggi nel settore cambiano velocemente - spiegano dall'Inca di Massa - e l'Inps non aggiorna le pensioni in tempo».  Quindi non si tratta di errori dell'Inps nel calcolo della pensione ma di aggiornamenti successivi legati a nuove norme e mai applicati, soprattutto per quel che riguarda infortuni, periodi di malattia e di assenza forzata dal lavoro oppure per mutate condizioni di reddito.  Senza aggiornamenti molte persone per qualche tempo si sono trovate a riscuotere assegni previdenziali inferiori a quanto sarebbe spettato loro.  Ecco un piccoli campionario dei modi per recuperare i soldi dovuti e mai incassati.   Esperti a disposizione. In tutti i casi sarebbe bene rivolgersi a uno specialista. Associazioni come l'Inca o lo Spi, il sindacato dei pensionati Cgil, offrono servizi di sportello e consulenza. «Adesso - spiega Roberto Fioravanti del patronato Inca di Massa - stiamo facendo verifiche sulle posizioni liquidate dal 2005 ad oggi». In caso si riscontrino incongruenze si fanno controlli e poi si inoltra una domanda di ricostituzione.  Contributi "spariti". Ma non solo i periodi di infortunio e malattia portano ad abbagli. Spesso e volentieri per errori di trascrizione delle imprese un lavoratore risulta avere più posizioni contributive. Può succedere, per esempio a causa di doppi nomi. Se una persona è stata registrata con appellativi diversi quando si vanno a fare le pratiche per la pensione, soltanto una parte dei contributi versati viene riconosciuta per il calcolo dell'assegno.  A quel punto che si fa? Si unificano le posizioni: in parole povere, si racimola tutto ciò che è stato versato all'Inps e si riporta sotto l'unico e legittimo titolare.  Esiste, però, anche il caso della pura evasione contributiva. Cioè il titolare dell'azienda ha pagato lo stipendio, ma non la previdenza. E allora si può chiedere il riscatto con un modulo specifico, presentando un documento dell'epoca del periodo di lavoro. Ovviamente bisogna versare un importo che varia da persona a persona. Importante: la domanda non obbliga al pagamento: se il riscatto sembra eccessivo, posso lasciar perdere.  Artigiani e servizio militare. Gli autonomi devono prestare attenzione alla decorrenza, cioè all'avvio della liquidazione della previdenza. Gli ex apprendisti artigiani, invece, possono chiedere l'accredito gratuito per l'intera durata dell'apprendistato. E c'è un'altra opportunità che gli uomini spesso dimenticano: il servizio militare.  Maternità non lavorativa. Una delle occasioni più interessanti per il ricalcolo è stata introdotta nel 2001 e riguarda le donne che hanno avuto figli senza essere occupate. E che possono chiedere un accredito di 5 mesi di contribuzione per ogni maternità, anche se in quel periodo non stavano lavorando. Per poter usufruire di questa possibilità, però, bisogna avere come minimo 5 anni di contributi versati da lavoro dipendente. E il ricalcolo parte dal 2001.  «Grazie a questa chance possono raggiungere la pensione anche donne che prima non avevano sufficienti anni di contribuzione per maturarla. Infatti, ai 5 mesi che vengono riconosciuti gratuitamente per ciascun figlio, possono aggiungersene altri 6, pagando una cifra in più all'Inps. G.D.

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