Il Tirreno

Allevamento bovino. In Italia è la razza con meno esemplari: 45 capi contro i 15mila del 1940

Sos per la mucca pontremolese

Le vacche di razza pontremolese e Paolo Bissoli
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Le vacche di razza pontremolese e Paolo Bissoli

La Comunità montana lancia un progetto per salvaguardare la specie

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 PONTREMOLI. La Comunità montana ha avviato un progetto sperimentale per reintrodurre la vacca di razza pontremolese in Lunigiana. «La consapevolezza che ci troviamo di fronte alla razza bovina italiana col minor numero di esemplari, spinge ad attivare un percorso istituzionale contro il rischio estinzione» spiega il presidente Bissoli.  «Se ne parla da anni - aggiunge Paolo Bissoli - ma ora servono iniziative concrete e urgenti: al momento sono rimasti appena 45 capi ufficialmente contati nell'ultimo censimento; erano 15mila nel 1940 e 5.700 nel 1960. Inoltre i pochi capi rimasti sono tutti per altro concentrati in tre allevamenti in Garfagnana, quindi al di fuori dell'antico territorio di allevamento situato nelle valli dei fiumi Magra e Vara».  Il primo passo istituzionale è stato compiuto il 12 ottobre scorso, ad Aulla, quando Domenico Ceccotti, assessore provinciale e Paolo Fantoni, sindaco di Piazza al Serchio e assessore della Comunità montana della Garfagnana, si sono seduti al tavolo coordinato da Enzo Valerio, vice presidente della Comunità montana della Lunigiana, i quali hanno convenuto sulla opportunità di una stretta collaborazione per realizzare il progetto.  Ed è stato anche definito un percorso operativo puntuale di intervento.  «Il progetto è ambizioso e non è certo facile e dunque la collaborazione tra gli Enti è importantissima per far sì che possa andare a buon fine - afferma Enzo Valerio - inoltre le affinità con i territori limitrofi ci offrono l'opportunità di condividere esperienze già maturate come quella della Garfagnana che ha istituito un marchio apposito dal settembre del 1999 (carni bovine della Garfagnana e della Valle del Serchio) che riunisce anche le produzioni di un'altra razza locale a rischio: la Garfagnina».  Come quest'ultima, la "Pontremolese" presenta infatti una grande rusticità che la rende adattabile molto bene al sistema di allevamento vacca-vitello in zone marginali per la produzione di animali da ingrasso o produzione di latte comunque legati ad un prodotto tipico tradizionale.  Domanda d'obbligo: quale sarà la ricetta per salvaguardare la razza pontremolese?  «Ci siamo posti l'obiettivo di lavorare innanzitutto sul reperimento, attualmente molto problematico, di animali di questa razza prospettando poi l'affidamento dei capi selezionati ad agricoltori che possano essere individuati come custodi del territorio - ribadisce il presidente della Comunità montana, Paolo Bissoli - mantenendo una forte attenzione alle sorti della razza pontremolese con l'auspicio di vederla presto tornare a brucare sui monti di Pontremoli ed essere protagonista del recupero del pascolo e della valorizzazione dei prodotti tipici di qualità». R.L.

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