Il Tirreno

Il cantiere dai lustrini ai piccioni

Cinzia Carpita
Il cantiere dai lustrini ai piccioni

Due anni fa il galà con Matteoli e la Fontana, oggi nei capannoni nessun operaio

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MARINA DI CARRARA. Novantanove operai e trenta impiegati in cassa integrazione su un organico di 185 unità più i dirigenti. Oggi il cantiere navale Nca è un deserto, l'attività è ferma, non ci sono nuovi carichi di lavoro, l'assetto societario è "a tempo determinato" nel senso che Invitalia dovrebbe cessare il proprio ruolo (e quindi non essere più proprietaria dello stabilimento) il prossimo anno. E non si sa ancora cosa deciderà il governo. Nel giro di appena due anni il cantiere è passato dai lustrini ai piccioni, si potrebbe dire. E sì, perché era il 20 settembre 2008 quando ci fu la grande festa con molti invitati, per la consegna della nave Forza all'armatore genovese Aldo Grimaldi: era la tredicesima unità commissionata al cantiere di Marina, in 36 anni dal "lupo di mare" che ha appena visto ultimare l'ottavo traghetto facente parte dell'ultimo pacchetto di ordini da lui fatto a Nca. E ora nei capannoni della fabbrica, silenziosi e senza operai, nidificano i piccioni. Svolazzano liberi fra i macchinari a riposo, «ma pronti all'uso in caso di nuovo lavoro», dice il capo del personale, dottore De Salvo.  Basta fare un giro, accompagnati dal funzionario che per anni ha lavorato in Fincantieri (e già in passato in alcune realtà produttive, come ora, con l'ingegner Luigi Mor attuale amministratore delegato di Nca), per avvertire il contrasto tra l'oggi così carico di preoccupazioni e due anni fa, quando venne perfino il ministro Altero Matteoli al galà per la consegna della motonave Forza. Fra lustrini, miss della cerimonia, Federica Fontana e autorità.  Non che nel 2008 tutto andasse bene: i lavoratori, attraverso un portavoce della rsu, espressero pubblicamente le loro preoccupazioni, parlarono di "festa un po' amara", e dissero "no" all'eventuale privatizzazione. «Sarebbe lo sfascio per questa azienda e un pericolo per il nostro futuro». Il resto è storia: mentre gli otto traghetti Grimaldi venivano sfornati uno dopo l'altro, a Roma partiva l'iter per la vendita di Nca: otto manifestazioni di interesse, ma poi nessuna offerta concreta. Asta deserta. Mentre il territorio chiedeva l'ingresso di Nca in Fincantieri, Fincantieri non ne voleva sapere, e oggi la prospettiva è diventata un'utopia vista la situazione critica della cantieristica navale nazionale. Da gennaio è scattata la cassa integrazione: e il cantiere si è andato spopolando. Restano al lavoro alcuni impiegati, perché la dirigenza continua a cercare commesse e a preparare preventivi; ci sono i vigilanti, e qualche unità per la manutenzione, ma il bacino è tristemente vuoto. «Che malinconia», si lascia scappare il capo del personale. Ecco il reparto prefabbricazione, dove si tragliavano le lamiere, e di fronte c'è un altro capannone dove le montavano. Macchinari accostati l'uno all'altro, parcheggiati. Nessun rumore, non si sente più la "voce" meccanica dello stabilimento in funzione, né quella degli operai. Non arriva più nella strada l'eco delle movimentazioni metalliche.  C'è solo la motonave Energia, ormeggiata, ultimata, pronta per partire. Poi resterà un altro vuoto.  Quei rimbombi sordi delle operazioni in bacino, che facevano scappare i piccioni, hanno lasciato il posto al silenzio. E i volatili sono diventati i padroni assoluti dei capannoni.  Il 28 prossimo, al tavolo della cantieristica a Roma, Regione, Comune, Provincia, sindacati, chiederanno per Nca pari dignità con Fincantieri, nella partita sulle commesse pubbliche. Intanto, ogni martedì la rsu è pronta a incontrarsi con gli operai per fare il punto sulla situazione. «Continuiamo a sperare che il mercato si rimuova», dice Massimo Bianchi della Rsu. Ma la Cgil è allarmata per voci che sarebbero circolate di recente nei corridoi romani: la riproposizione della privatizzazione, o la liquidazione. Se non avverrà un miracolo.

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