Il Tirreno

Supportano l’Asl nell’assistenza domiciliare e all’interno di case-famiglia a malati psichiatrici

Rischiano il posto i 24 lavoratori della cooperativa sociale Pegaso Blue

Gianluca Uberti
A rischio il lavoro degli assistenti della Pegaso Blue
◗
A rischio il lavoro degli assistenti della Pegaso Blue

2 MINUTI DI LETTURA





 AULLA. Il commissariamento dell'Asl 1 di Massa Carrara continua a provocare strascichi potenzialmente negativi per il territorio e per la sua già martoriata economia. Infatti un altro sos, dopo quello lanciato dalla cooperativa Cadal, giunge dalla coop sociale Pegaso Blue, che supporta l'Asl nell'assistenza a circa cinquanta pazienti in campo psichiatrico e dà lavoro a 24 persone, fornendo le proprie prestazioni a domicilio, presso case-famiglia (una a Terrarossa di Licciana Nardi, due sulla costa apuana) e all'interno di due centri di socializzazione ad Aulla e a Nazzano di Carrara.  A esprimere «grave preoccupazione per la situazione venutasi a creare con il buco di bilancio dell'Asl» è il presidente della Pegaso Blue, Sauro Cella, il quale, tramite una lettera aperta, delinea un quadro davvero poco confortante sulla situazione della coop da lui presieduta: «Già da due anni la Pegaso Blue si trova in uno stato di forte sofferenza per l'enorme ritardo con cui vengono pagate le fatture. Tutto ciò mette in grande difficoltà economica sia i lavoratori, i quali non percepiscono gli stipendi per mesi, sia la coop stessa, in quanto, fra le altre difficoltà, non più in grado di versare i contributi pensionistici. È bene, infatti, che si sappia - precisa Cella - che se non riusciamo a versare i contributi, rischiamo che ci venga tolto il Durc, che altro non è che una garanzia o certificazione, e senza questo non potremo più partecipare a una nuova gara d'appalto».  Il presidente della Pegaso Blue, quindi, si rivolge a tutti i dirigenti dell'Asl 1 di Massa Carrara, ricordando loro che «la quasi totalità dei lavoratori della cooperativa percepisce uno stipendio mensile abbondantemente al di sotto dei mille euro. Pertanto, non è più una questione meramente economica, ma di dignità umana e di sopravvivenza».  Parole forti ma comprensibili da chi, come Cella, ha a che fare quotidianamente con la realtà di una cooperativa sociale che agisce in collaborazione con i servizi socio-sanitari per tracciare percorsi di riabilitazione psichiatrica. Un grido di dolore, il suo, che va a sommarsi a quello lanciato, la scorsa settimana, da Claudia Gulminelli, presidente della cooperativa di assistenza domiciliare Cadal, che occupa ben duecentoventi lavoratrici. Fece un certo effetto, tra l'altro, sapere che Claudia Gulminelli, non avendo la Cadal beni al sole, aveva ipotecato i suoi beni personali per ottenere un prestito in banca e pagare gli stipendi.  «Se l'Asl non paga - aveva puntualizzato - non è per cattiveria, ma perché anche l'azienda non ha disponibilità».  D'altronde, non sono certo tempi di vacche grasse.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini