Attenzione
Luomo, uno straniero, è recluso nel carcere di via Pellegrini: ha saputo della sentenza dopo mesi
Fa lo sciopero della fame per la figlia
Detenuto si rifiuta di mangiare perché gli hanno tolto la patria potestà
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MASSA. Da dieci giorni non mangia e non beve, uno sciopero della fame e della sete per rivendicare quei diritti che - secondo lui - sono stati calpestati in un'aula di tribunale. Protagonista un detenuto straniero, S.C.L., recluso nella casa circondariale di via Pellegrini. La sua è una battaglia da genitore, visto che la sentenza che contesta gli ha tolto la patria potestà. S.C.L. vuole rendere pubblica la sua protesta e lo fa scrivendo una lettera al Tirreno. In pratica quello che contesta l'uomo è una sentenza di un tribunale - non specifica quale - del 28 maggio scorso. Lui è venuto a conoscenza della decisione dei giudici senza neppure sapere che stavano discutendo del suo caso. E neppure il suo legale lo sapeva. La sentenza riguarda proprio la patria potestà che esercitava nei confronti di sua figlia, ancora minorenne (per questo abbiamo messo solo le iniziali). «Ho fatto ricorso ma è stato rigettato. Ma la mia battaglia non finisce qui». Da quando il tentativo di far valere le sue ragioni è stato rigettato, S.C.L. è caduto nello sconforto più totale: «Mi sento un padre virtuale», scrive al nostro giornale. Ma non si dà per vinto: «Nutro sempre molta fiducia nella giustizia italiana. E se non basterà andrò a raccontare la mia storia ai tribunali internazionali. La mia vicenda ha dell'incredibile, devono darmi ragione per forza». Nonostante la sentenza avversa, legata alla sua attuale detenzione, ha provato a scrivere delle lettere alla famiglia della bimba nella speranza di sapere qualcosa sulla piccola. Ma ovviamente non ha avuto alcuna risposta, un silenzio che lo ha depresso ancora di più. Da qui la decisione di fare una protesta plateale. Prima si è rifiutato di mangiare per qualche giorno, poi ha desistito facendo un altro tentativo a livello legale. Niente, il suo appello è finito con un buco nell'acqua. Allora la sia rabbia si è trasformata in disperazione. Oltre a non mangiare più ha deciso anche di non toccare un goccio d'acqua. Uno sciopero della fame e della sete che va avanti da una decina di giorni, ormai. Nonostante la sua giovane età adesso gli effetti di queste privazioni si stanno facendo sentire: l'uomo è decisamente debole e comincia ad avere anche dei problemi renale. Inutile dire che i medici del carcere di via Pellegrini lo sorvegliano ventiquattro ore su ventiquattro e così anche le guardie, visto che temono possa avere dei propositi autolesionistici. «Sono pronto a lottare per far rispettare i miei diritti di padre - continua nella lettera inviata al nostro giornale -. Sono soltanto un padre che non vuole perdere la propria figlia, mi sembra di non chiedere nulla di clamoroso». Le persone vicine a S.C.L. in questo momento stanno cercando di farlo desistere. E ogni giorno che passa, e le sue condizioni di salute si fanno più preoccupanti, gli chiedono di riprendere a mangiare regolarmente e soprattutto di bere. Il rischio è quello di un blocco renale che potrebbe anche costargli la vita. Lui però non vuole arrendersi e chiede che la sentenza che gli ha tolto la patria potestà venga cancellata. «Io non voglio avere ragione a tutti i costi - conclude -. Voglio però che ci sia un processo regolare. E voglio essere presente all'udienza per poter esporre le mie ragioni. Non mi possono togliere mia figlia come se nulla fosse. Io a quella bambina voglio bene e voglio sapere come sta. Ho diritto a difendermi da chi me la vuole portare via». Lo sciopero della fame e della sete per ora continua.
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