Sicurezza
Condannato a 5 anni, sentenza impugnata
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Il parcheggio dove avvenne la lite Per la Procura generale pena troppo mite, deciderà la Cassazione
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CARRARA. Condanna troppo mite: la Procura generale impugna la sentenza di condanna a 5 anni a carico del camionista 31enne che nel dicembre del 2008 uccise con un pugno il vicino di casa. Durante una banale lite per un parcheggio. L'uomo aveva colpito con un pugno il vicino di casa cardiopatico. Che era morto subito dopo, in ospedale. L'autotrasportatore 31enne Stefano Ferrari, protagonista della vicenda, era stato condannato, nel luglio scorso, a 5 anni per omicidio preterintenzionale. Per avere ucciso cioè "oltre le proprie intenzioni" con quel pugno sferrato durante il litigio, il vicino di casa 65enne Vittorio Gasparotti. Ma adesso il colpo di scena. Per la Procura generale quella condanna è «troppo lieve». Così è stata impugnata e adesso la Cassazione deciderà il da farsi: se annullarla e rifare da capo il processo. E questo colpo di scena avviene proprio in un momento delicatissimo, proprio quando l'avvocato della difesa, Giuseppe Ricciotti, annuncia di aver intenzione di depositare appello contro una sentenza «troppo pesante» a carico del suo assistito di cui è intenzionato a dimostrare l'innocenza. Una storia complessa e delicata. Che si era chiusa nel luglio scorso con primo grado del processo, celebrato con il rito abbreviato - di una drammatica vicenda che. La vicenda risale all'8 dicembre del 2008, ed è legata ad una banale lite relativa ad un parcheggio. Il pm Rossella Soffio aveva chiesto 12 anni di reclusione (otto con lo sconto previsto dal rito prescelto), ritenendo il 31enne carrarese colpevole di omicidio preterintenzionale, con le aggravanti dei futili motivi e delle condizioni di salute della vittima. L'avvocato difensore Giuseppe Ricciotti aveva invece chiesto l'assoluzione per il suo assistito, ritenendolo del tutto estraneo al decesso del vicino di casa. Secondo una ricostruzione del caso, il pensionato stava uscendo dal suo posto (per invalidi) e avrebbe trovato difficoltà a immettersi nella strada principale a causa di alcune auto posteggiate male. A quel punto era nata la lite; Gasparotti era poi andato in ospedale e lì era morto, a causa di un infarto. Secondo l'avvocato Ricciotti, Ferrari non avrebbe mai colpito con un pugno il Gasparotti e non avrebbe compiuto «nessuna azione tesa a colpire il vicino di casa». In questo, ha spiegato, avvalorato dalle risultanze delle perizie secondo le quali non sarebbero emersi traumi in qualche modo collegabili con il successivo infarto fatale. Di tutt'altro avviso la pm Rossella Soffio. La parte civile era rappresentata dall'avvocato Paolo Barsotti. Il giudice De Mattia nel luglio scorso aveva emesso, come detto, sentenza di condanna a cinque anni, e una provvisionale a favore della parte civile di 15mila euro. Adesso arriva l'impugnazione da parte della Procura generale che potrebbe aprire un nuovo scenario giuridico alla vicenda. A.V.
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