Attenzione
Costa, cala la produzione
Gianluca Uberti
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La ditta Costa di Albiano Magra Taglio di 40mila tonnellate di rifiuti all'anno
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AULLA. Siamo a un passaggio decisivo per quanto concerne il futuro della ditta Costa, che lavora rifiuti ad Albiano Magra dal 1996. Infatti, il 28 ottobre scadrà l'autorizzazione per lavorare rilasciata dalla Provincia e la Costa ha presentato un secondo progetto di adeguamento. Un progetto di adeguamento funzionale degli impianti da sottoporre a verifica di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale per ottenere il rinnovo dell'autorizzazione. Un progetto, pubblicato sul sito web della Provincia e di cui dà notizia il Bollettino ufficiale della Regione Toscana (Burt) di mercoledì scorso, che potrebbe fare discutere non poco, soprattutto fra la gente di Albiano Magra, visto che l'azienda vi ritiene congrua la richiesta di lavorare rifiuti per una capacità complessiva di 140mila tonnellate annue. E qui occorre districarsi fra le cifre: infatti, prima della sentenza del Tar di fine agosto, la quantità di rifiuti che la Provincia imponeva di lavorare alla ditta Costa era pari a 90mila tonnellate annue; però, la sentenza in questione, dando ragione al privato, ha eliminato questa soglia di sbarramento e ora il patron Mauro Costa, interpellato telefonicamente, ha buon gioco nel sostenere che «la ditta ha sempre chiesto di potere lavorare 180mila tonnellate annue, quindi con il secondo progetto di adeguamento che abbiamo presentato ne chiediamo di lavorare 40mila in meno. Inoltre, abbiamo ridotto sensibilmente i codici Cer dei rifiuti e abbiamo messo nero su bianco diversi interventi di mitigazione ambientale». Tornando alle 140mila tonnellate di rifiuti, queste sono così ripartite: 60mila per alimentare l'impianto di produzione di Cdr (Combustibile derivato da rifiuti); 50mila a beneficio dell'impianto per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata; 30mila per fare funzionare l'impianto di recupero dei rifiuti speciali, assimilabili e pericolosi, suddivise in 28mila tonnellate di rifiuti speciali e assimilabili e in 2mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Da sottolineare, poi, che la linea impiantistica per la produzione di Cdr può arrivare a lavorare 135mila tonnellate annue di rifiuti in condizioni standard. «La suddetta proposta imprenditoriale, a fronte di una ben più ampia potenzialità "teorica" dell'attività, non deve, ovviamente, ritenersi - così si può leggere nello studio preliminare ambientale del progetto - una svalutazione della capacità e adeguatezza di un impianto di trattamento rifiuti come quello previsto a seguito delle ottimizzazioni ipotizzate, ma, esclusivamente, la risultanza di un lungo, complesso, articolato e, talvolta, sofferto processo decisionale avente molteplici obiettivi, anche fra loro antitetici». Eccone alcuni: la volontà di fornire un servizio di pubblica utilità; la necessità di garantire gli attuali livelli occupazionali; l'obbligo di far fronte alle pregresse esposizioni finanziarie.
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