La protesta
Lettera indignata: «Hanno anche rifiutato lassunzione al figlio della vittima»
«Mio suocero morì in cava: dalla sua cooperativa mai una parola di conforto e neppure il panettone»
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Uno scorcio delle cave 2 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. È una lettera indignata quella di Giuseppe, genero di una vittima delle cave (il suocero morì proprio 16 anni fa, il 15 ottobre): «Tutte le volte che succede una di queste vicende drammatiche, nella nostra famiglia riviviamo quei momenti brutti e i nostri pensieri vanno ai familiari delle persone ferite che sentiamo vicini». «Però personalmente - aggiunge - la cosa che mi da più fastidio sono tutte quelle frasi di circostanza. Mi ha fatto riflettere l'intervista del presidente della coperativa Gioia, quando parla del posto di lavoro come di una famiglia, dove tutti si sentono fratelli. La mia esperienza é stata ben diversa». Il suocero lavorava in un'altra cooperativa, non Gioia. «La mia famiglia si è trovata davanti persone insensibili, per non dire altro. Non hanno avuto rispetto né per la vittima né per i famigliari. La nostra famiglia non ha avuto nessun risarcimento per la perdita del nosto caro perchè al momento dei fatti mia suocera ha pensato che essendo una cooperativa non era giusto costituirsi parte civile. Loro come riconoscenza non si sono mai presentati in casa nostra per dare una parola di conforto oppure a spiegarci come erano andati i fatti. Anzi, una persona si è presentata a casa, a dirci se la liquidazione ce la potevano dare un po' per volta. Hanno avuto il coraggio di portare in discussione in consiglio se darci un panettone a Natale, ma tale proposta è stata bocciata. Che signori. E per finire hanno rifiutato il posto di lavoro a mio cognato. Questo mio sfogo serve per far capire che molte volte in queste circostanze (o quasi sempre) tutti ti stanno accanto, tutti ti sono vicini e ti promettono tante cose, ma nella realtà poi questo non accade mai (o quasi mai). Almeno per la mia famiglia è stato così». Così lo sfogo del genero della vittima delle cave. Ne abbiamo pubblicato solo il nome di battesimo, su sua richiesta, perché preferisce che non si identifichi (se non da parte dei diretti interessati), la cooperativa in cui lavorava il suocero.
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