Sicurezza
Eaton, il vescovo "sferza" i pezzi grossi
Chiara Sillicani
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CELEBRAZIONE. Un momento della messa ieri mattina alla Eaton Monsignor Santucci ai politici: abbiate buona volontà e seguite verità e giustizia
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MASSA. La messa in una fabbrica occupata. Gli operai raccolti in silenzio. E il vescovo, monsignor Giovanni Santucci, che parla di condivisione e dignità del lavoro. Così la stanza che da anni ospita le assemblee dei dipendenti Eaton acquista il tono della solennità. La concretezza e la verità del luogo rimangono: nelle sedie di plastica, nei visi dei lavoratori, nell'essenzialità. Nella stanza si raccolgono gli operai e con loro ci sono le famiglie, i bambini che chiacchierano, quelli più piccoli che piagnucolano. Seduti, fianco a fianco con i lavoratori, i fedeli di Romagnano. Sono stati loro a preparare tutto: due tappeti, la tovaglia bianca per trasformare un tavolo in un altare, il quadro della madonna e qualche fiore. Silvana Tornaboni ha dato una mano per non far sentire solo - assicura - chi lotta per un posto di lavoro: «Da queste parti di ricchi non ce ne sono, siamo operai o pensionati. Capiamo cosa significhi vivere come questi 300 lavoratori. Siamo qui per portare la nostra solidarietà». E proprio la solidarietà e la condivisione sono al centro della predica di Monsignor Santucci. Un'omelia diretta «per essere vicino ai fratelli e alle sorelle che in questa fabbrica vedono la possibilità del lavoro e cercano di costruire un futuro». Poi il pensiero va a chi ha ruoli di potere: «Certamente guardiamo con fiducia all'impegno di coloro che hanno la responsabilità di dare speranza a tante persone e lo facciamo chiedendo al Signore di guidare i loro pensieri». Perché «se Dio non cambia la mente dell'uomo, dona luce perché la volontà che ci anima trovi strade nuove». Monsignor Santucci ribadisce la centralità del lavoro come strumento per discernere il bene dal male. Sottolinea la forza dell'autodeterminazione, ma riconosce che il futuro degli operai Eaton è nelle mani di chi governa e con la benedizione finale invita le autorità a tenere alta l'attenzione. Alla cerimonia ci sono l'onorevole Andrea Rigoni, il consigliere regionale Loris Rossetti, gli assessori provinciali Domenico Ceccotti e Livio Grillotti. E ancora, il vicesindaco Martina Nardi e il prefetto Giuseppe Merendino. «Vedo anche i pezzi grossi - si concede la colloquialità il vescovo - la bacchetta magica non ce l'ha nessuno, ma la buona volontà può servire». E i lavoratori l'applaudono. Perché per loro la vita è dura: rischiano di trovarsi a casa senza cassa integrazione in deroga. Giancarlo Taddeucci, 44 anni, 21 trascorsi a fare punterie, di parole non ne vuole più sentire. È alla messa con moglie e due figli: «Basta retorica - il suo è un invito forte - Come si fa ad arrivare a fine mese? Il 30 si gira pagina». Così gli operai (anche quelli che sono scesi in piazza con la Fiom), in attesa dell'incontro di oggi a Roma, hanno accolto il vescovo: «Perché la sua presenza è un segnale». Qualcuno ha letto al microfono letture, qualcuno il salmo responsoriale, preghiere "sociali" perché la collettività riacquisti solidarietà. Perché chi è guida si muova sulla strada della «giustizia e della verità».
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