La manifestazione
Usura, imprenditore condannato
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AULLA. Condannato a 4 anni e due mesi e 9mila euro di multa per usura: Giuliano Spediacci, 71 anni, di Aulla noto imprenditore nel campo dell’arredamento, è comparso ieri mattina davanti al collegio giudicante del Tribunale di Massa presieduto dalla dottoressa Maria Cristina Failla, per rispondere di 13 casi di imputazione per reato di usura. Spediacci è stato condannato per 9 di essi. Il pm, Alberto Dello Iacono, aveva chiesto una pena di 6 anni. L’avvocato difensore di Spediacci, Paolo Mione è riuscito a ottenere una riduzione della pena richiesta, ma già annuncia di voler ricorrere in appello.
La vicenda riguardante Giuliano Spediacci è iniziata nel marzo 2005, quando venne arrestato per usura. Le indagini sulla sua presunta attività usuraia vennero svolte dagli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza sotto la direzione del pm Alberto Dello Iacono. Il giudice delle indagini preliminari del tribunale, Giovanni Sgambati, firmò, su richiesta del pm, un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, poi eseguita dai finanzieri della Polizia giudiziaria e da quelli del nucleo di polizia tributaria in collaborazione con il Radiomobile dei carabinieri di Pontremoli. A carico di Spediacci venne anche disposta una serie di perquisizioni che condusse al sequestro di effetti cambiari per decine di migliaia di euro oltre ad altra documentazione che gli investigatori ritennero potesse fornire prove determinanti sulla sua condotta usuraria. Si parlò di cifre prestate prevalentemente a piccoli imprenditori lunigianesi, a tassi di interesse superiori al 20% (in certi casi anche del 60%). «Gli accertamenti di Spediacci vennero avviati nel 2003 - cita una nota appositamente emessa dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Massa - in conseguenza della denuncia di alcune persone, poi proseguiti per due anni, mediante l’esame di consistente documentazione bancaria, riferibile all’indagato e all’impresa da lui gestita, usata come schermo per l’illecita attività. Nel corso delle indagini, vennero eseguite perquisizioni presso l’abitazione dell’indagato e presso l’azienda, con conseguente sequestro di titoli di credito per centinaia di migliaia di euro, insieme al carteggio utile a comprovare i reati.
Dal 1996 e fino al 2005, anno in cui venne arrestato, numerose persone - per lo più imprenditori lunigianesi - si rivolsero a Spediacci per ottenere prestiti, costrette dai gravi problemi finanziari che li affliggevano, dopo aver vanamente tentato l’accesso al credito attraverso i canali leciti». Le Fiamme Gialle reperirono addirittura dei dettagliati piani di rientro dei prestiti, predisposti con cura da Spediacci per ciascun soggetto; quando la vittima non era più in grado di restituire la somma alla scadenza prestabilita, finiva col sottoscrivere nuovi effetti cambiari, ulteriormente maggiorati per l’applicazione di elevati tassi d’interesse, anche questi oltre la soglia legale. «In tal modo - prosegue la nota della GdF - si è alimentato un circolo vizioso al quale gli “strozzati”, ridotti all’indigenza, non riuscivano più a sottrarsi.
L’indagato, per lungo tempo, ha svolto la sua illecita attività, usando il paravento della società, sino al punto di simulare, in più occasioni, operazioni di vendita con pagamento a rate, in modo da giustificare la presentazione di cambiali in banca. Tale comportamento gli è valso anche la denuncia per avere esercitato abusivamente l’attività di finanziamento, in violazione delle norme del testo unico delle leggi bancarie». La Guardia d Finanza conclude la nota sottolineando che «nel caso di Giuliano Spediacci, un ruolo di rilievo è da attribuire alla collaborazione delle vittime dell’usura che, grazie alle loro denunce, possono contribuire ad abbattere il muro di omertà che caratterizza questo fenomeno e ad attivare gli organi d’investigazione, per una tempestiva azione di repressione.
La vicenda riguardante Giuliano Spediacci è iniziata nel marzo 2005, quando venne arrestato per usura. Le indagini sulla sua presunta attività usuraia vennero svolte dagli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza sotto la direzione del pm Alberto Dello Iacono. Il giudice delle indagini preliminari del tribunale, Giovanni Sgambati, firmò, su richiesta del pm, un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, poi eseguita dai finanzieri della Polizia giudiziaria e da quelli del nucleo di polizia tributaria in collaborazione con il Radiomobile dei carabinieri di Pontremoli. A carico di Spediacci venne anche disposta una serie di perquisizioni che condusse al sequestro di effetti cambiari per decine di migliaia di euro oltre ad altra documentazione che gli investigatori ritennero potesse fornire prove determinanti sulla sua condotta usuraria. Si parlò di cifre prestate prevalentemente a piccoli imprenditori lunigianesi, a tassi di interesse superiori al 20% (in certi casi anche del 60%). «Gli accertamenti di Spediacci vennero avviati nel 2003 - cita una nota appositamente emessa dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Massa - in conseguenza della denuncia di alcune persone, poi proseguiti per due anni, mediante l’esame di consistente documentazione bancaria, riferibile all’indagato e all’impresa da lui gestita, usata come schermo per l’illecita attività. Nel corso delle indagini, vennero eseguite perquisizioni presso l’abitazione dell’indagato e presso l’azienda, con conseguente sequestro di titoli di credito per centinaia di migliaia di euro, insieme al carteggio utile a comprovare i reati.
Dal 1996 e fino al 2005, anno in cui venne arrestato, numerose persone - per lo più imprenditori lunigianesi - si rivolsero a Spediacci per ottenere prestiti, costrette dai gravi problemi finanziari che li affliggevano, dopo aver vanamente tentato l’accesso al credito attraverso i canali leciti». Le Fiamme Gialle reperirono addirittura dei dettagliati piani di rientro dei prestiti, predisposti con cura da Spediacci per ciascun soggetto; quando la vittima non era più in grado di restituire la somma alla scadenza prestabilita, finiva col sottoscrivere nuovi effetti cambiari, ulteriormente maggiorati per l’applicazione di elevati tassi d’interesse, anche questi oltre la soglia legale. «In tal modo - prosegue la nota della GdF - si è alimentato un circolo vizioso al quale gli “strozzati”, ridotti all’indigenza, non riuscivano più a sottrarsi.
L’indagato, per lungo tempo, ha svolto la sua illecita attività, usando il paravento della società, sino al punto di simulare, in più occasioni, operazioni di vendita con pagamento a rate, in modo da giustificare la presentazione di cambiali in banca. Tale comportamento gli è valso anche la denuncia per avere esercitato abusivamente l’attività di finanziamento, in violazione delle norme del testo unico delle leggi bancarie». La Guardia d Finanza conclude la nota sottolineando che «nel caso di Giuliano Spediacci, un ruolo di rilievo è da attribuire alla collaborazione delle vittime dell’usura che, grazie alle loro denunce, possono contribuire ad abbattere il muro di omertà che caratterizza questo fenomeno e ad attivare gli organi d’investigazione, per una tempestiva azione di repressione.
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