Così la Cadal può pagare lo stipendio ai dipendenti. Situazione pesante anche per Aias e Anffas
Cooperativa senza soldi, la presidente prende un mutuo e ipoteca casa sua
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MASSA. Se alle cooperative mancano i soldi perché comuni e azienda sanitaria ritardano i pagamenti, l'effetto immediato è chiaro: sono a rischio le buste paga dei lavoratori. Così sempre più spesso coop e associazioni non possono far altro che bussare alle porte delle banche. Certo, i prestiti garantiscono una bella boccata d'ossigeno, ma poi c'è da fare i conti - è proprio il caso di dirlo - con gli interessi. La storia della Cadal. Così in Lunigiana per pagare gli stipendi dei 220 lavoratori Cadal (cooperativa di assistenza domiciliare), la presidente Claudia Gulminelli ha davvero dovuto metterci del suo. «Quando si chiedono centinaia di migliaia di euro - spiega con naturalezza - è chiaro che la banca voglia garanzie». E siccome la cooperativa che presiede non ha beni al sole, lei ha scelto di farsi garante del prestito. «Ho dovuto presentare l'Unico e i dati sulla mia situazione patrimoniale». In poche parole: un'ipoteca sui suoi beni per avere un prestito e pagare lo stipendio a quelle che lei definisce «le mie 200 ragazze». La presidente usa toni pacati: «Se l'Asl non paga - puntualizza - non è per cattiveria, ma perché anche l'azienda non ha disponibilità». Tradotto: sono tempi duri per tutti. La Cadal versa gli stipendi a tre mesi. «Abbiamo un credito esigibile - chiarisce - di circa un milione e 300mila euro, ma abbiamo erogato prestazioni per oltre due milioni e mezzo di euro». Certo, anche con i comuni le cose non vanno a gonfie vele, ma la maggior parte dei servizi sono sanitari, quindi il rapporto diretto è con l'Asl. Insomma, la presidente ha bussato alla porta della banca e si è fatta garante: «Pensiamo ai contributi da versare, dobbiamo pagare circa 180mila euro e presentare il Durc (che certifica l'avvenuto versamento ndr). Se non siamo in regola - puntualizza la Gulminelli - giustamente non possiamo ottenere i soldi». Vita dura e non soltanto per le cooperative. Il pianeta onlus. Situazione difficile anche per le organizzazioni senza scopo di lucro. L'Anffas si occupa di riabilitazione (in pazienti da 0 a 65 anni) e di attività socio sanitarie nelle residenze assistite. «Non abbiamo mai ritardato il pagamento degli stipendi - ammette il direttore generale Giuseppe Mussi - ma abbiamo fatto ricorso al credito». L'Anffas, però, ha usato a garanzia il suo patrimonio. «Stiamo affrontando investimenti, abbiamo già inaugurato il centro per bambini a Fossone», ma proprio perché ha steso un piano decennale di investimenti, Anffas ha bisogno di liquidità. Anche Antonella Petrocchi, presidente di Aias, ammette: «Vantiamo crediti già esigibili, la situazione è pesante». Perché, da una parte, ci sono i dipendenti (che devono essere tutelati), dall'altra la collettività (cui va garantito il servizio). Come hanno pagato gli stipendi all'Aias? «L'Asl non ha coperto il gap (i debiti arretrati ndr), ma pagava la fattura mensile, poi abbiamo contato anche sui versamenti di altre aziende sanitarie, visto che copriamo un territorio che va da Viareggio a Levanto. La situazione è preoccupante». Nessuno usa toni polemici perché l'interesse - condiviso - è garantire lavoro e servizi. Adesso cooperative e organizzazioni contano in un incontro a breve con la commissaria per definire un piano di rientro e far dormire sonni tranquilli ai lavoratori e alle famiglie che hanno bisogno del loro prezioso servizio di assistenza. C.S.
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