Sicurezza
LOPINIONE
L'8 SETTEMBRE DELLA SANITÀ E DELLA POLITICA APUANE
Corrado Benzio
3 MINUTI DI LETTURA
La «fuga» di Delvino a Bari suggerisce un parallelo con l'arrivo nel porto pugliese del «Baionetta» con a bordo Vittorio Emanuele III. Lo suggerisce perché quanto è successo lunedì è una sorta di 8 settembre 1943 dell'Asl apuana. Ma non solo della sanità e non solo per colpa di questo nefrologo pugliese assunto in Toscana al rango di manager. Ma cosa è successo all'Asl numero 1? Una spiegazione sul commissariamento ancora non è arrivata, a cominciare dalla Regione, e questo è grave. Perché una spiegazione chiara la pretendono e la meritano i quasi tremila dipendenti dell'azienda sanaitaria ma anche i cittadini, utenti o meno del servizio sanitario nazionale. C'è un buco di bilancio, questo è chiaro perchè è stato dichiarato. Meno chiaro è capire se il buco nei conti è proditorio. Ancora meno chiaro è sapere in quanti sapevano: a) del buco; b) se era proditorio. Insomma nei conti dell'Asl c'è un clamoroso falso in bilancio oppure è una normale - anche se discutibile - prassi? Oppure ancora, la Regione ha preso un colossale abbaglio? Al momento, per quanto è in mano alla pubblica opinione, non possiamo escludere niente. L'unica cosa sicura è che per l'intera provincia è un danno, non solo all'immagine ma anche alla sostanza. Un vulnus alla credibilità (quella che restava dopo il maxiconcorso per il «figli di...» e la valanga di primariati dati ai politici) di un'intera classe dirigente. Non facciamo nomi, è inutile. Molti dei nostri sindaci e dei nostri parlamentari sono anime morte. Così come Vendola, usando Gogol, ha definito i vertici del Pd. Anime morte che spesso gestiscono le «manomorti», ovvero hanno rendite di posizione assolutamente clientelari e improduttive. E la manomorta della sanità era un'entità dove si riusciva a ottenere sempre qualcosa. L'Asl giocava un ruolo di cassa di compensazione per ambizioni e progetti, affari e carriere, clientelismo spiccioli o di alto livello. La cacciata di Delvino è comunque un atto politico. Suvvia, su un bilancio sballato non è mai stato cacciato nessuno, soprattutto se i problemi arrivano da lontano. Ma ora sarà il caso di tornare a fare i conti sui costi e benefici del sistema sanitario apuano. Bisognerà immaginare che cinque ospedali sono troppi per una popolazione di 200 mila abitanti (senza dimenticare che c'è anche un ospedale a Sarzana ed il Versilia è a due passi..). Bisognerà pensare che gli undici uscieri che servivano (i dati sono del 2006 riferitici da Scarafuggi) a reggere i portierati dei nosocomi di Fivizzano e Pontremoli, cominciano a non essere più sostenibili. Bisognerà tagliare e sarà più facile sulle prestazioni che sul personale (dalle cooperative in là) che le eseguono. Si taglierà anche sulle indennità varie del personale. Non pagherà, insomma, solo Delvino per questo commissariamento. Ci saranno costi economici e sociali, che qualcuno subirà. I più deboli, naturalmente. L'unica speranza è che dopo l'8 settembre della sanità (e della politica apuana), si riparta con sobrietà, uguglianza, senso del merito e un'ultima consapevolezza. Che gli innocenti in questa vicenda sembrano veramente pochi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google