Sicurezza
«Esplosivo manipolato in luogo inadatto»
Cinzia Carpita
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Lelisoccorso intervenuto alle cave di Gioia Lo afferma l'ingegner Pellegri dell'Asl: ma non si sa cosa ha generato la fiammata
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CARRARA. «L'ambito, globalmente inteso, non era idoneo alle operazioni effettuate con la polvere nera»: Lo afferma l'ingegner Maura Pellegri, responsabile del Servizio Asl di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro. Stiamo parlando del duplice infortunio avvenuto mercoledì scorso alle cave di Gioia, dove i cavatori Augusto Ricci e Angelo Morelli, in un box dove c'erano sacchetti di polvere esplosiva da cava, sono rimasti gravemente ustionatida una fiammata partita improvvisamente, per cause ancora sconosciute. Sono bruciati 10 chili di polvere, dei 120 chili destinati a bonificare dall'alto una zona di escavazione a Gioia. L'ing. Pellegri, ritiene che certe operazioni con l'esplosivo sarebbero state effettuate in luogo non idoneo a tali operazioni. E' tutto quello che si limita a dire. Ma cosa stavano facendo di preciso i due operai quando sono rimasti ustionati dentro il box? Non è ancora stata accertata la causa dell'improvvisa fiammata. E anche il presidente della cooperativa di Gioia, Anselmo Ricci, non sa darsi una spiegazione di quello che è successo. La ricostruzione è tuttora in corso. Pare che non ci siano stati testimoni al momento del fatto: come ogni mattina i cavatori entrati al lavoro erano impegnati a diverse centinaia di metri da quel box (che si trova poco sopra la mensa e l'officina), sul fronte di escavazione. E chi ha scorto l'inconsueto fumo ed è andato a vedere di cosa si trattava, ha dato l'allarme e prestato i primi soccorsi. Forse solo Augusto Ricci e Angelo Morelli, potrebbero spiegare cosa è accaduto in quei minuti cruciali, quando nel box dove (secondo i primi accertamenti) era stato trasferito un quantitativo di polvere nera, per ripararlo dalla pioggia, c'è stata la vampata che ha ustionato i due operai. Nel box, conferma la Pellegri, non ci sono prese elettriche. Quindi, cosa abbia innescato la fiammata, è per ora un mistero. L'ingegnere mineraio ha inviato ieri mattina una prima relazione informativa al sostituto procuratore Alberto Dello Iacono che coordina le indagini. «Per ora non ci sono indagati, né ipotesi di reato - ha detto la Pellegri - stiamo continuando le verifiche nell'area in questione, ora inibita a qualsiasi attività, in quanto abbiamo chiesto al magistrato di porla sotto sequestro». E mentre proseguono le indagini sul duplice infortunio, a Pisa, in due letti del Centro grandi ustionati, Angelo e Augusto stanno lottando, circondati dall'affetto di familiari, amici, soci della cooperativa di Gioia. Le loro condizioni, secondo il bollettino medico di ieri, diffuso dall'ufficio stampa dell'azienda ospedaliera, restano critiche, la prognosi è riservata. Augusto Ricci ha riportato ustioni sul 60% del corpo, e al volto, e le sue condizioni non consentono per ora l'intervento chirurgico a cui i medici vorrebbero sottoporlo. Angelo Morelli ha ustioni agli arti superiori e all'addome che hanno interessato il 40-50% del corpo. I due cavatori soto sotto osservazione anche dal punto di vista polmonare, avendo inalato fumo dopo la fiammata della polvere nera. Al Centro grandi ustionati, per informarsi direttamente sulle condizioni dei due ricoverati, ieri si è recato anche il sindaco Zubbani.
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