Sicurezza
Dopo la sentenza sulla zuffa allApt parla la moglie di Salvatore Cipullo
«Mio marito mi ha difeso dai Carc La condanna è un'ingiustizia»
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Il dibattito tra candidati finito in una zuffa si teneva allApt 2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. «Alla fine ha pagato solo mio marito per la zuffa all'Apt. Lui non aveva fatto niente, mi voleva difendere dagli insulti del candidato dei Carc». A parlare è Maria Miranda moglie di Salvatore Cipullo, candicata della Destra nel consiglio comunale nel 2008 per la Destra. Cipullo è stato condannato a cinque mesi, pena sospesa, per aver colpito sulla bocca con un pugno il candidato dei Carc Francesco Ceccarelli durante l'incontro tra gli aspiranti sindaco nella sede dell'Apt di Marina di Massa nell'aprile del 2008. L'uomo dovrà anche risarcire Ceccarelli per il danno subito (un dente rotto e un altro scheggiato) con quattromila euro, in più dovrà pagare tutte le spese legale. Da qui la rabbia della moglie: «Non è giusto - dice -. Anche mio marito è stato colpito da un calcio, vedremo cosa deciderà il giudice di pace ma finora hanno assolto tutti tranne lui». La donna vuole fare una precisazione: «È stato accostato il nome di mio marito alla Destra - conclude -, ma è una falsità. Lui era lì perché mi ha accompagnata all'incontro. Io ero la candidata, lui non c'entrava nulla con quella storia. Comunque sono sicura che in appello gli daranno ragione, altro che pagare le spese legali ai Carc (come annunciato da Ceccarelli) con i nostri soldi». Nell'ultima udienza, prima della lettura della sentenza, erano stati sentiti due dei candidati sindaco presenti quella sera: Roberto Pucci, poi diventato primo cittadino, e Stefano Benedetti, allora rappresentante della Destra. Pucci ha confermato di aver visto Cipullo colpire Ceccarelli, mentre Benedetti ha detto di non aver visto nulla. L'accusa, sostenuta dal pubblico ministero Lavagnini, aveva chiesto un anno mentre l'avvocato Pesando aveva chiesto l'assoluzione perché Cipullo si era limitato a difendere la moglie dalle offese di Ceccarelli (accusa dal quale è stato assolto dal giudice di pace). Il giudice Aracri ha deciso per i cinque mesi e il risarcimento.
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