Il Tirreno

E intanto si discute di filiera e marchio

Assindustria replica a Cisl e Uil: non pensiamo solo ai blocchi

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 CARRARA. L'associazione industriali, interviene con un comunicato, ma non in merito all'incidente alle cave di Gioia, né per rivolgere un pensiaro ai due lavoratori rimasti gravemente feriti. Lo fa per replicare ai segretari provinciali della Cisl, Andrea Figaia, e della Uil, Franco Borghini, che «hanno rivolto un invito a risvegliare il confronto sulle politiche per il lapideo».  Figaia e Borghini sostengono che Cararra è subalterna alla Versilia e che sulle problematiche del settore lapideo ci sono stati ritardi.  Secondo l'associaizone industriali, «Molte delle considerazioni svolte sulla centralità della filiera, sulle difficoltà del distretto e sulla opportunità di una riflessione generale nella altisonante cornice degli Stati Generali, sono condivisibili e vanno nella direzione da molti auspicata».  Ci sono però - sostiene Assindustria - «alcuni elementi che non corrispondono alla verità; va da sé che, se non c'è accordo sulle cose di partenza e se si continuano a diffondere affermazioni non veritiere, è molto difficile far decollare il confronto sullo sviluppo del territorio e del suo sistema lapideo. Due affermazioni, in particolare, possono solo aumentare il noioso rumore di sottofondo che ricorre spesso nelle polemiche dentro il distretto e sulla stampa». La prima, secondo l'associazione industriali, «riguarda l'annoso conflitto sul marchio; è evidente che ci sono orientamenti diversi tra i vari partecipanti al distretto; non è assolutamente vero, come sostengono i due segretari provinciali, che per l'Associazione Industriali il marchio "debba riguardare solo l'escavazione". La nostra proposta è di una gestione unitaria e regolata (in pratica, controllata dagli attori locali, imprese, associazioni) di un sistema di tre marchi che riesca a soddisfare tre esigenze diverse: i prodotti lavorati in loco con pietre del distretto, i prodotti lavorati di pietre di provenienze non locali e i materiali locali. La nostra è la sola proposta "inclusiva", nel senso che cerca di unire e di aggregare in un ambizioso progetto promozionale tutti gli operatori locali; le altre proposte sin qui avanzate cercano invece di tagliare fuori dai progetti del marchio una parte dei protagonisti del settore».  Assindustria è convinta che «il marchio sui materiali, additato impropriamente come facile lasciapassare per l'esportazione dei blocchi, resta quello giuridicamente più forte e difendibile e, secondo l'Associazione Industriali, è quello che meglio si presta a fare da volano per l'immagine del territorio e della filiera. La nostra proposta è avversata per i timori di facili concessioni di licenze a concorrenti di paesi a basso costo della manodopera ma, come abbiamo più volte chiarito, è possibile contenere questo rischio introducendo, come peraltro è già stato previsto, apposite clausole sociali e ambientale nelle norme per la concessione delle licenze».  Un altro punto di disaccordo riguarda «la personale interpretazione dei due segretari sindacali sulla presunta marginalizzazione di Carrara. Nel merito l'Associazione Industriali invita Borghini e Figaia a spiegare una volta per tutte in che modo gli accordi (di cui verosimilmente non conoscono i contenuti) tra Confindustria Marmomacchine e Assomarmi da una parte, e quelli tra i gruppi lapidei dell'Associazione Industriali della provincia di Lucca e quella di Massa Carrara, dall'altra, vadano ad impattare su ruolo, autonomia e prestigio di Carrara. La vera marginalizzazione di Carrara, ahinoi, è solo nella testa di chi continua, in uno scacchiere geoeconomico in rapida evoluzione, a ragionare sulla base di rigidi confini amministrativi».

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