Attenzione
Una "bomba" per i dipendenti
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AL LAVORO. Un impiegato alla scrivania del suo ufficio in una foto darchivio I lavoratori scoprono il commissariamento dai giornali: siamo sconvolti
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MASSA. Hanno scoperto di lavorare per un'azienda commissariata soltanto il giorno dopo. Quando, usciti di casa alla volta dell'ufficio, sono incappati nelle locandine dei giornali. Perchè i dipendenti dell'Asl di voci ne avevano sentite tante, ma di conferme non ne avevano avute. Così ieri mattina al centro direzionale di Carrara si respirava aria di sopresa e di meraviglia. Silenzio, riservatezza e poche dichiarazioni. Certo il centro direzionale non è immagine dell'intera Asl. Perché a fare l'azienda (3mila dipendenti e 300 milioni di euro di "fatturato") sono anche gli operatori sanitari alle prese con i pazienti, gli infermieri in corsia, i medici in sala operatoria. Insomma, un mondo. Che, nonostante il terremoto, ieri continuava la sua attività. Come in via Don Minzoni dove la scossa, però, si è avvertita con forza. Soprattutto al terzo piano, sede della direzione. L'ufficio del direttore generale è deserto: le gambe della poltrona sotto la scrivania, il tavolo vuoto. Neanche un foglio. Antonio Delvino ha raccolto le sue cose e ha lasciato la sede dell'Asl lunedì sera. Negli uffici i dipendenti continuano a fare il loro lavoro. Non se la sentono di parlare e chi lo fa chiede l'anonimato. «Le voci c'erano, ma è arrivata una bomba, pensavamo che dopo le dimissioni del direttore amministrativo non accadesse altro. Del resto il bilancio era stato approvato dal collegio dei revisori». In un ufficio due medici, gli occhi intenti al computer, assicurano di aver scoperto tutto dai giornali: «Del resto di documenti noi non ne abbiamo ricevuti. Certo, siamo destabilizzati, prendiamo atto della decisione della Regione e andiamo avanti. Che vuole che ne sappia - spiega con estrema concretezza- del bilancio? Io sono un medico, l'economia per me è materia oscura». Poi: «Ammetto però di essere dispiaciuto e come me molti altri colleghi». Sono dispiaciuti soprattutto al terzo piano dove i dipendenti lavoravano fianco a fianco con la direzione. E qualcuno, timidamente sussurra, «c'era anche un rapporto umano, di confidenza e familiarità. Quanto accaduto ferisce molto». La segreteria è al lavoro: il commissariamento era inaspettato e tanti appuntamenti, già fissati da tempo, vanno disdetti. Poi ci sono tutti quelli che ancora non sanno che compiti avranno con la nuova gestione. Perché ci sono professionisti (medici in particolare) che svolgono incarichi fiduciari. Insomma, il ruolo che ricoprono è stato loro affidato dalla direzione. È il caso dei capo dipartimento, dei responsabili di zona, dei capi di area tecnica. Manterranno la loro funzione fino a nuova disposizione, chiaramente, ma ancora non sanno se la loro posizione verrà confermata. Qualche dipendente si lascia sfuggire due parole, ma la maggior parte preferisce il silenzio e le porte si chiudono quando arrivano i giornalisti. Un po' perché - ammettono molti - il bilancio è materia ostica e capire cosa sia accaduto non è semplice, un po' per rispetto ai dimissionari, un po' per estrema riservatezza. Così sul centro direzionale cala il silenzio, l'atmosfera di chi aspetta per capire cosa sarà. C.S.
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