Proteste
«Io, picchiata dal mio ex compagno»
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Il tribunale dei minori Parla la madre del primo bambino del genitore in sciopero della fame
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CARRARA. La madre del primo bambino del genitore che ha annunciato di voler iniziare lo sciopero della fame, in una lunga replica interviene per contestare le affermazioni dell'ex compagno. «È alquanto difficile - scrive - per me esprimere lo sconcerto misto a rabbia profonda dopo la lettura dell'articolo. Sconcerto perché mi rendo conto che all'insolenza non c'è mai fine, rabbia perchè a tutte le falsità di questo "padre disperato" qualcuno sicuramente crederà, sulla scia di ciò che da un po' di tempo viene culturalmente accettato riguardo a quei padri che pur avendo diritti e meriti vengono accantonati, ma questo padre non fa parte di quella tipologia. Lui ha avuto diritti senza meritarli: il diritto di frequentare per anni suo figlio, pur non sentendo mai un minimo dovere verso di lui, il diritto di tenerlo con sè ogni volta che lo voleva». E aggiunge: «Chiediamoci perché quest'uomo che aveva 32 anni quando è nato nostro figlio, il primo interrogativo che si è posto è stato: "E adesso chi si occuperà di me?" esprimendo, così, quella forma di egoismo esasperato che ha connotato la nostra convivenza (poca) dopo la nascita del bambino e tutta la sua esistenza. Lo stesso egoismo emerge dalle sue confessioni sulla stampa. Dice di essere stato lui percosso da me, ma sono stata io a riportare ferite refertate per venti giorni dal Pronto soccorso e a denunciarlo ai Carabinieri di Marina di Carrara come conseguenza del referto. Mi ha percosso alla presenza di nostro figlio, che scioccato da quel giorno si è rifiutato di vederlo perché aveva paura di lui. Sono iniziate per il bambino da quel momento sedute periodiche dallo psicologo infantile». E aggiunge: «Lui si è laureato brillantemente e sono anni che nessuno gli dà lavoro ha però opportunisticamente omesso che appena laureato un suo parente, lo ha assunto dandogli un incarico di prestigio nella sua ditta, che non è stato in grado di mantenere, e non perchè è pacifista e animalista. Ma quello, di lavori ne ha trovati altri, senza affanno, più o meno consoni al suo titolo di studio, fino a lavori stagionali che gli permettessero però di coltivare la sua passione per il surf e il mare. Nessun lavoro andava bene, abbandonava sempre a metà contratto se non prima non sentendo minimamente l'impegno verso un figlio prima e verso due dopo. Non perchè è pacifista e animalista ma per un suo cronico rifiuto nei confronti del lavoro e di qualsiasi forma di impegni personali». «Lui si è rifatto una vita, una compagna un altro figlio e nonostante le sue intemperanze ha potuto frequentare suo figlio tre giorni alla settimana (fino all'episodio delle percosse), quando le frequentazioni sono state ridotte drasticamente dal giudice minorile, un'ora una volta alla settimana solo in mia presenza. Da qualche anno nella mia vita e di mio figlio è entrato il Tribunale dei Minori e il Servizio di Assistenza sociale. Lui vi si è rivolto perchè non accettava il rifiuto del bambino a dormire a casa sua. Da quel giorno è iniziato il mio percorso genitoriale da lui categoricamente rifiutato e banalizzato. Da quel giorno è anche iniziata una sequela di ingiurie rivolte a me e alla mia famiglia, ai miei amici, una serie infinita di minacce riguardo all'affidamento del bambino e di pubblicazione della nostra vita che ho cercato con tutte le mie forze di non spettacolizzare. Oggi trovo la mia storia, dal suo punto di vista, pubblicata sulla stampa. Vorrei, infine, rimarcare che il "padre disperato" non conosciuto soltanto dai servizi sociali e dalla politica ma anche dalle forze dell'ordine, deve ringraziare solo sè stesso e le sue intemperanze», conclude.
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