Il Tirreno

«Carrara subalterna alla Versilia»

«Carrara subalterna alla Versilia»

Cisl e Uil: diamoci una mossa, qui resta solo un distretto minerario

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 CARRARA. Andrea Figaia della Cisl e Franco Borghini della Uil insistono nel voler portare l'accento sul pianeta marmo: nonostante vari richiami, anche apparsi sulla stampa, non ci sono ancora reazioni dal mondo imprenditoriale e politico rispetto ad alcuni punti ritenuti di emergenza dai due segretari provinciali. Innanzitutto, il fatto che nessuno si decida a prendere posizione su quale tipo di modello di sviluppo il territorio ritenga più utile per il lapideo.  E ancora: i nodi della filiera; il marchio del marmo, ma anche la paventata subalternità rispetto alla Versilia e, ovviamente, sullo sfondo, il rischio ormai concreto di essere sulla strada di diventare un semplice distretto minerario. E il ruolo del distretto? Nessuno sembra più interessato a parlarne.  Partiamo dal distretto lapideo: «Il distretto così com'è non funziona - osservano i segretari provinciali di Cisl e Uil - al distretto lapideo partecipano tutti i soggetti protagonisti del settore, ma la difficoltà vera è che non si riesce a fare sintesi perché in realtà non vi prendono parte le personalità che hanno poteri decisionali, e così ogni riunione diventa una discussione defatigante ed ognuno continua a fare ciò che vuole. Dimostrazione ne è il piano strategico del 2010: dopo innumerevoli incontri, non siamo riusciti a trovare una soluzione condivisa e tuttora non esiste. Non solo: mentre la componente della Lucchesia è riuscita a fare squadra ed è molto coesa e questo è sicuramente un punto di merito, per loro, Massa-Carrara no: della nostra provincia cambiano i partecipanti, sostanzialmente si snobba il distretto. E poi il presidente, visto che ricopre anche la carica di presidente di Assomarmi, è, secondo noi esposto a possibili conflitti di interesse che ne possono limitare l'autorevolezza e garanzia».  E aggiungono: «Se parliamo del marchio del marmo si capisce la differenza enorme di visione fra i componenti il distretto. La questione è trasversale, ci sono due tendenze: una degli industriali di Carrara, i quali ritengono che il marchio debba riguardare solo l'escavazione, e non la localizzazione della trasformazione, secondo loro in sostanza il valore aggiunto è il luogo di estrazione; altri, tra cui noi, dicono che il marchio debba riguardare il materiale lavorato e cioè, oltre ad escavarlo, bisogna lavorarlo qui. Il vero problema è quindi come incentivare la lavorazione a Massa-Carrara, perché, ribadiamo, non vogliamo diventare un distretto minerario; bisogna incentivare la filiera, il marchio è una di queste strade, tutti lo diciamo ma poi non siamo conseguenti. Ma allora qual è il modello di sviluppo? Nessuno ne vuole parlare. A un territorio non è funzionale solo un distretto minerario. I costi ambientali sono comunque altissimi. Ha bisogno di un ciclo completo che va dall'escavazione, alla trasformazione, alla commercializzazione fino al rafforzamento del "terziario" del settore costituito da marketing, nuove applicazioni del materiale, design, ricerca, servizi post/pre vendita offerti al cliente ecc.».  Perché dite che Massa-Carrara rischia di essere subalterna alla Versilia?  «Non solo della Versilia - ribattono - ma di un asse Milano-Verona-Versilia: cioè nel corso degli ultimi anni e nell'ultimo in particolare, abbiamo assistito ad una perdita progressiva di peso e di rappresentanza politica del territorio e delle istituzioni nel settore del marmo, se a questa situazione aggiungiamo l'accordo raggiunto tra Assomarmi e Confindustria Marmomacchine e la legittima volontà delle Associazioni degli industriali di Massa-Carrara e Lucca di accordarsi con il Cosmave, consorzio per lo sviluppo dell'attività marmifera della Versilia, diventa conseguenziale prendere coscienza in modo serio e concreto del grave rischio di ridimensionamento e di subalternalità che sta correndo Carrara e la nostra Provincia...».  Perché insistete nel ritenere che siano utili gli stati generali del marmo?  «L'utilità degli stati generali del marmo consisteva e consiste unicamente nel fatto che era ed è un modo per riunire tutti gli attori protagonisti del settore rappresentati ai massimi livelli e far sì che ognuno si assuma le proprie responsabilità indicando con chiarezza il proprio pensiero e la propria volontà cercando una volta per tutte di ricomporre differenze di contenuti sempre più evidenti».  Si era tanto parlato di un polo tecnologico: che fine vi risulta abbia fatto?  «Il polo tecnologico era una delle priorità indicata nel Pasl, il patto per lo sviluppo: alla fine dopo innumerevoli discussioni è stato deciso di ridisegnare la Imm e assegnargli anche il polo tecnologico che dovrebbe nascere al suo interno anche grazie all'aiuto di finanziamenti pubblici. Ora però bisogna dare le gambe alla nuova società, ma ciò si sta rivelando sempre più difficile. Sembrava che il problema fosse legato alla fase di start up ma forse è più legato al debito della ex Erica e su chi deve ripianarlo».

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