La manifestazione
Apuane distrutte, j'accuse della pastora
Barbara Monaco
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Letizia Tomassone pastora della chiesa valdese La responsabile della chiesa Valdese: assurdo svuotare i monti per il carbonato di calcio
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CARRARA. «La fede cristiana non può essere disincarnata»: è questa la spinta che ha portato Letizia Tomassone, Pastora della Chiesa Metodista di Carrara e vicepresidente delle Chiese evangeliche in Italia, a parlare, venerdì scorso presso la Sala dei Marmi dell'Accademia di Belle di Arti, delle nostre Alpi Apuane. "Il marmo, una ricchezza che ci impoverisce", il titolo dell'incontro. Meno contemplativa la chiesa Valdese e attiva, nella misura in cui ciò che la circonda, il Creato, è vissuto come qualcosa d'inscindibile da una giustizia che, prima di trovare il proprio coronamento nei Cieli, dev'essere praticata quaggiù, sulla Terra. «Vivere in un posto così bello, con queste montagne così preziose - afferma Letizia Tomassone - e vedere come vengono svuotate dall'interno per poi in realtà non produrre oggetti d'arte bellissimi ma carbonato di calcio, che potrebbe essere fatto in mille altri modi è qualcosa che veramente fa piangere. Fa piangere pensando all'incapacità di gestione di un territorio che ci è stato consegnato anche per preservarlo per le generazioni future e per la nostra incapacità di vivere in armonia con le altre forme di vita che condividono questo mondo con noi». E si tratta forse delle stesse lacrime di cui ha parlato Elia Pegollo dell'Associazione "La Pietra vivente" ed autore del libro "Emozioni Apuane" (il cui ricavato sarà devoluto alla salvaguardia dei popoli nativi del Sudamerica), riferendosi alla visita di alcuni rappresentanti del Popolo U'wa, indigeni colombiani che, giunti a luglio nel nostro territorio, di fronte allo spettacolo dell'escavazione ed alla vista delle montagne ferite, avrebbero letteralmente pianto. «I popoli nativi di tutto il mondo, che ancora combattono per la propria terra - afferma Pegollo - lo stanno facendo per tutti noi, a loro è affidato il compito d'insegnare all'uomo bianco, all'uomo occidentale, a riscoprire un rapporto con gli elementi che è ormai andato perduto». «Il Condor dovrà incontrarsi con l'aquila», così recita una profezia Maya, riferendosi al sud e al nord delle Americhe e ciò, secondo Pegollo dovrà avvenire al più presto, se vorremo ancora gioire non solo delle bellezze naturali ma della vita stessa. Insomma, ciò che sta succedendo sulle Alpi Apuane rispecchierebbe un andamento mondiale votato alla catastrofe. Senza un'inversione di tendenza sempre più frequenti saranno le catastrofi ambientali, i cambiamenti climatici e, infine, le sanguinose guerre per l'acqua, investiranno via via tutto il pianeta. «Continuando così rischiamo non solo di distruggere le Apuane ma anche la nostre ricchissime risorse idriche - sostiene Pegollo - le distruggiamo, tagliamo le vene acquifere perché le inquiniamo. L'acqua è un bene apicale rispetto al quale tutte le altre attività economiche hanno un carattere regressivo - conclude - ma sembra che non ce ne si renda conto". Tra gli altri, oltre al Comitato "No al Traforo della Tambura", presente, in veste di spettatore, all'incontro anche Riccardo Canesi, neocoordinatore comunale dell'Italia dei Valori che ha tenuto a denunciare lo scivolamento progressivo del nostro comprensorio da distretto lapideo a distretto minerario: «Esistono cave dalle quali si estraggono prevalentemente scaglie - sostiene, come aveva già assicurato Pegollo - e checché ne dicano le Amministrazioni questo è un fatto». Secondo Canesi insomma, maggiori dovrebbero essere i controlli e maggiore l'impegno per la salvaguardia della lavorazione in loco del materiale lapideo. «Sono quarant'anni che si parla d'intraprendere una politica del marchio mentre continuano ad essere esportati blocchi grezzi e prodotta una gran quantità di detriti».
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