Il Tirreno

Polemiche e soccorsi. Giorgio Rossi: solo alle 4 del mattino gli uomini del Sast ci hanno dato il cambio per vegliare la salma

«All'addiaccio c'eravamo anche noi»

Fabrizio Palagi
Gruppo di volontari della associazione Alfa Victor
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Gruppo di volontari della associazione Alfa Victor

L'Alfa Victor rivendica la partecipazione al recupero del corpo del fungaiolo

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 FILATTIERA. Imponente la macchina dei soccorsi che si è mobilitata per cercare, prima, e recuperare, poi, il corpo di Gianni Mori, il 31enne morto nella zona del Monte Curtiglia mentre andava a funghi. Molte le associazioni impegnate nell'operazione e quindi c'è stato un convulso intreccio di interventi che, malgrado la buona volontà di tutti, ha originato qualche screzio tecnico.  Ritenendo che, in casi analoghi, il risultato ottenuto sul campo sia la cosa più importante (anche se, purtroppo, in questa circostanza, i tempestivi soccorsi non hanno potuto salvare la vita umana spentasi sui monti tra Bagnone e Filattiera), merita comunque ricordare le forze impiegate nella ricerca del giovane fungaiolo e dar voce a ognuna di esse.  «Anche noi siamo stati all'addiaccio per vegliare la salma e solo alle 4 del mattino abbiamo ricevuto il cambio da parte degli uomini del Soccorso alpino speleologico toscano». Giorgio Rossi, assieme a Claudio Baldini è il coordinatore della sezione filattierese dell'Alfa Victor che, dal pomeriggio di sabato scorso alla mattinata del giorno seguente, ha partecipato in maniera molto attiva all'individuazione del punto dove era finito il corpo di Gianni Mori, dopo un pauroso volo di circa 70 metri.  «Attorno alle 15,30 di sabato - inizia la precisazione dell'ancora provato Giorgio Rossi - sono stato avvisato dai carabinieri di Villafranca che una persona era data per dispersa sui primi contrafforti dell'Appennino, in zona Bagnone. Abbiamo così istituito il centro operativo della Protezione civile per coordinare le ricerche. Poi, assieme ai colleghi Claudio Baldini e Stefano Malpezzi ho raggiunto la zona indicata dagli amici del giovane disperso. Nel frattempo si erano uniti a noi Giuseppe e Simone Mori e Massimiliano Zani, persone che conoscono bene quelle montagne. Abbiamo raggiunto in auto la zona di Lusignana, per poi proseguire a piedi nei fitti boschi. Attorno alle 18, due di noi hanno trovato un cesto di funghi abbandonato sul limitare di un ripido sentiero: spergendosi di sotto, diverse decine di metri più giù, è stato individuato un corpo esanime. La zona era quanto mai impervia e coperta di insidiose rocce e intricata boscaglia. Comunque siamo scesi a vedere, non senza difficoltà. Raggiunto quel martoriato corpo, subito abbiamo capito che non c'era più nulla da fare».  Giorgio Rossi riprende fiato: ha la voce ancora afona a causa della nottata trascorsa all'addiaccio, accanto al corpo di Gianni Mori. «Ci siamo messi in contatto con la sala operativa istituita a Filattiera - prosegue - dove c'erano il sindaco Lino Mori e il maresciallo dei carabinieri, informandoli del ritrovamento, oltrechè richiedere l'intervento dell'elicottero per recuperare il corpo. Ma era già calato il buio e quindi il velivolo non ha potuto intervenire. Così è stato chiesto l'invio di un elicottero militare, dotato delle apparecchiature necessarie al volo notturno. Nell'attesa, ci siamo accampati alla meglio. Faceva un freddo cane e, per riscaldarci un po', abbiamo acceso un fuoco di fortuna. Verso le 2,30 un elicottero ci ha sorvolato: allora abbiamo fatto dei segnali con le pile per indicare la nostra posizione. Più tardi siamo stati raggiunti da un gruppo del Soccorso Alpino, calato a terra con il verricello dell'elicottero. Erano in 6 e, praticamente ci hanno dato il cambio. A piedi e nel buio siamo risaliti al sentiero e, non senza difficoltà, attorno alle 5 abbiamo raggiunto le auto lasciate a Lusignana. Ma non siamo andati a dormire, anzi. Nella sala operativa di Filattiera, assieme al sindaco Mori e all'assessore Giovanni Longinotti, abbiamo fatto le 10 del mattino e cioè fino a quando il corpo di Gianni Mori è stato recuperato e portato all'obitorio. Solo allora ci siamo concessi un po' di riposo».

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