Il Tirreno

«Precari da 10 anni in Provincia»

<b>AL LAVORO.</b> Una giovane precaria
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AL LAVORO. Una giovane precaria

Cgil: svolgono le mansioni dei dipendenti

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 MASSA. Adesso a dire la sua è la Cgil. Il sindacato replica a quanto dichiarato dalla Provincia in merito alle consulenze. Ad intervenire sono Nicola Del Vecchio segretario provinciale del Nidil (che rappresenta i precari) e Silvano Leoni in rappresentanza della funzione pubblica. «Quanto detto sul ricorso a consulenti esterni per far fronte a varie esigenze dell'ente - puntualizzano - genera una confusione che necessita di chiarimento».  Poi le prime precisazioni: «Non è possibile accomunare consulenze di vario genere, quali ad esempio quelle legali, a forme ben più stabili e precarizzanti di collaborazione che esistono all'interno della Provincia.  La parte consistente degli incarichi che riguardano - e fanno chiari riferimenti - la gestione e la programmazione delle attività di formazione professionale, di orientamento, di apprendistato, di facilitazione dell'incontro tra domanda e offerta sul mercato del lavoro sono svolte da lavoratrici che da 5, 6 o 10 anni addirittura collaborano continuativamente con la Provincia nello svolgimento di servizi essenziali per l'amministrazione. Che - sottolineano - nulla hanno a che vedere con consulenze saltuarie ed eccezionali che periodicamente la Provincia può attuare in via eccezionale per sopperire a mancanze di competenze interne.  Inoltre si tiene a precisare che molte delle somme ascritte al 2009 (nella voce consulenze ndr) sono, invece, da considerarsi relative a due anni di lavoro. In sostanza ci troviamo - Del Vecchio e Leoni tirano le somme - di fronte a lavoratrici altamente qualificate che percepiscono all'incirca 1.000-1.200 euro netti al mese senza però poter usufruire di ferie, malattie, permessi o tredicesima.  Se, infatti, a seguito della finanziaria 2007, dopo la limitazione del ricorso alle forme precarizzanti di collaborazioni coordinate e continuative (Co.co.co), molti enti hanno provveduto a svolgere concorsi o hanno intrapreso percorsi volti ad una maggior stabilità dei rapporti di lavoro, la Provincia - ecco il nodo - ha fin dal principio optato nel richiedere a quelle lavoratrici l'apertura di una partita iva con tutti gli oneri del caso, senza contare che alle stesse lavoratrici viene richiesto una sorta di rapporto esclusivo con l'ente. Altre amministrazioni in Toscana si sono trovate nella stessa situazione della nostra, ma - chiariscono i sindacalisti - le scelte fatte sono state differenti e hanno mirato alla salvaguardia di un rapporto di lavoro che fosse il più stabile possibile attraverso l'assunzione diretta delle stesse professionalità tramite concorso pubblico o esternalizzando il servizio a società totalmente in-house.  Per questo motivo - fanno sapere Del Vecchio e Leoni - nei prossimi giorni come Nidil-Cgil, Funzione Pubblica-Cgil e Camera del lavoro chiederemo all'amministrazione provinciale un incontro per condividere assieme il percorso da intraprendere nei prossimi mesi per cercare di trovare una stabilità, sulla base di quello che la legge prescrive, per quelle professionalità che svolgono funzioni essenziali per l'ente».

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