Sicurezza
La Maneschi si rassegna al carcere
Nessun ricorso in Cassazione: la condanna a 15 anni adesso è definitiva. Clara è colpevole di concorso nell’omicidio del marito, sconterà almeno un terzo della pena
AULLA. Non ricorrerà in Cassazione. Può considerarsi conclusa la vicenda giudiziaria che ha visto come protagonista la 46enne Clara Maneschi, accusta di aver fatto uccidere il marito dallo spasimante (suicida a una settiamna di distanza dal delitto). È quindi definitiva per Clara la condanna a 15 anni di carcere, confermata il 26 marzo scorso dalla corte di appello di Genova.
Cala il sipario su una torbida vicenda di amore e di morte che ha avuto come scenario i boschi della Lungiana. È qui, a Pallerone, che venne trovato cadavere (il 17 novembre del 2007) il marito di Clara Maneschi, il 51enne Maurizio Cioni. Trafitto da un colpo al cuore, sparato da un fucile per la caccia al cinghiale. Ad ucciderlo lo spasimante della donna (e amico fraterno di Maurizio), Giordano Trenti, che, a una settimana del delitto si tolse la vita sparandosi una fucilata al cuore. E proprio dopo quell'episodio Clara aveva confessato tutto, nella stazione dei carabinieri di Pontremoli. E per lei si erano aperte (il 26 novembre del 2007) le porte del carcere.
La condanna a 15 anni è definitiva. Siamo all'epilogo. La condanna a 15 anni nei confronti di Clara è passata in giudicato. E adesso dovrà scontare in carcere almeno i due terzi della pena. Un ruolo importante lo ha avuto proprio la motivazione della corte di appello di Genova che, nel confermare la condanna a 15 anni a carico della 46enne di Tavernelle, è stata argomentata non solo nel merito, ritenendo la Maneschi responsabile nell'omicidio del marito, in concorso con Giordano Trenti (lo spasimante suicida). Ma ha anche argomentato - come è stato sottolineato dalle legali delle parti civili, Giuliana Feliciani e Valetina Antonini - «con estrema logicità, non lasciando spiragli all'impugnazione sotto il profilo di legittimità».
Clara non ricorrerà in Cassazione. L'iter giudiziario di Clara finisce qui. E il finale era annunciato. A Genova, in occasione della lettura della sentenza nel marzo scorso, aveva detto che, prima di decidere sull'eventuale ricorso in Cassazione, avrebbe voluto aspettare di leggere le motivazioni del giudice. Nel maggio scorso, quando furono note le motivazioni, e quella sentenza che confermava in toto la condanna a 154 anni inflitta in primo grado, l'avvocato Debora Cossu aveva annunciato che non avrebbe patrocinato Clara Maneschi in un eventuale epilogo in Cassazione. Perché, tecnicamente, non poteva farlo, non essendo iscritta da sei anni all'albo. Ma la Cossu aveva anche sottolineato di non vedere grandi margini per un ricorso in Cassazione. E alla fine così è stato. Sulla vicenda Maneschi adesso cala davvero il sipario. A.V.
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