Proteste
Assenteismo. La difesa: «Nessun provvedimento disciplinare contro di lui. Dimostreremo la sua innocenza»
In malattia partecipa alla corsa amatori
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TRIBUNALE. Ieri prima udienza del processo davanti al giudice AracriA processo un dipendente della polizia provinciale per truffa ai danni dell'ente pubblico
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MASSA. Era a casa dal lavoro per un infortunio al ginocchio. Ma - questa la tesi dell'accusa - proprio durante il periodo di malattia Fosco Bellè, cinquantunenne massese, in servizio nella polizia provinciale, avrebbe partecipato ad una gara ciclistica, finita sulle pagine dei giornali. Ora deve rispondere delle accuse di truffa aggravata ai danni della Provincia e di falso ideologico. Il pubblico ministero Rossella Soffio contesta la truffa non solo per la presunta partecipazione alla corsa, ma anche per un non corretto utilizzo dei permessi 104. Permessi riconosciuti a chi ha un familiare da accudire. Fosco Bellè è accusato anche di falso perché, secondo il pm, «avrebbe indotto in errore il medico dell'Inail» che gli ha riconosciuto disturbi tali al ginocchio da prolungare il periodo di assenza per infortunio. I fatti risalgono al 2009, ieri, di fronte al giudice monocratico Antonia Aracri, si è svolta la prima udienza. È stato sentito Giorgio Ceragioli, comandante della polizia provinciale e testimone del pubblico ministero. E attraverso le risposte fornite dal comandante all'accusa e all'avvocato della difesa, Adriano Martini, si delineano i contorni della storia. Tutto comincia il 27 maggio del 2009. Quella mattina il comandante - così lui ricostruisce la vicenda - arriva in ufficio e appena apre la porta si accorge che per terra c'è la fotocopia di un articolo di stampa del giorno precedente. È colpito dal fatto che, con un evidenziatore, sia stato sottolineato un nome. Quello appunto di Fosco Bellè. Nell'articolo si parla di una gara ciclistica. «Fosco Bellè - precisa Ceragioli - era in infortunio, dal settembre 2008». Sarebbe poi tornato al lavoro nel gennaio 2009 per poi rientrare in infortunio. Di fronte all'articolo di giornale, il comandante avrebbe informato l'ufficio personale della Provincia: «Dall'ufficio sono stato incaricato - spiega - di ulteriori accertamenti». Il Comandante si procura anche una copia originale del giornale e verifica con i suoi occhi quel nome. Dopodichè avrebbe deciso di segnalare la questione alla Procura della Repubblica. Il pubblico ministero ha cercato di capire, attraverso le domande poste al comandante, se, prima di quel 27 maggio, ci fossero mai stati "dubbi" sul comportamento del dipendente o se le sue assenze avessero mai creato disagio. «Alcuni colleghi si sono lamentati perché non siamo molti, quindi spesso gli agenti della Lunigiana sono stati costretti a sopperire alla carenza di Massa». Nel corso del processo emerge con chiarezza che, da parte dei dirigenti dell'ufficio personale, non sono stati presi provvedimenti. Un concetto che - a margine dell'udienza - è ribadito anche dall'avvocato della difesa Adriano Martini: «Siamo convinti di poter dimostrare la non colpevolezza di Fosco Bellè, il settore personale non ha mai adottato provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. Il mio assistito è tornato al lavoro dal maggio 2009». C.S.
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