Il Tirreno

Usata come zerbino dal compagno

Il giudice Mauceri e una donna maltrattata (foto d’archivio)
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Il giudice Mauceri e una donna maltrattata (foto d’archivio)

L'ha fatta sdraiare fuori di casa e calpestata, a processo per stalking

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 CARRARA. Calpestata dal compagno e padre di suo figlio. Costretta a sdraiarsi fuori dalla porta di casa, come uno zerbino. Con il piede dell'uomo, e il suo pesante scarpone da lavoro, sullo stomaco. Fino a che non perdeva i sensi. Questa l'immagine choc, raccontata in tribunale, di una storia di violenza e persecuzioni che ha come protagonista una giovane donna. E il suo bambino. L'ex compagno è sotto accusa per stalking.  Una storia dolorosa che parte da lontano. Ben prima dell'accusa di stalking (ricordiamo che il Ministero ha riconosciuto questo reato il 25 febbraio 2009) il convivente della giovane donna era già stato denunciato, per maltrattamenti in famiglia, nel 2006. E, per un periodo, lei insieme al figlio (tuttora minorenne) aveva vissuto in alcune residenze protette, seguita dagli assistenti sociali. La querela poi era stata ritirata e, da quanto emerso dalla testimonianza già resa al giudice Mauceri dalla stessa vittima di questa vicenda, proprio sotto minaccia dello stesso compagno.  La giovane madre (che adesso è assistita dall'avvocato Carlo Boggi) però, lo scorso anno ha trovato la forza di lasciare il convivente (difeso dall'avvocato Roberto Pezzica) e di provare a rifarsi una vita. Ma da allora è iniziato il suo incubo. Quella persecuzione (i fatti a processo vanno dal febbraio al luglio del 2009) che non le ha lasciato tregua: telefonate, sms (anche un centinaio al giorno) e scenate davanti al figlio. Tanto che, nella vicenda, nel marzo scorso, è intervenuto anche il Tribunale dei minorenni di Genova: gli incontri fra il padre e il suo bambino avvengono sempre in luoghi protetti e alla presenza degli operatori. Il tribunale ha evidenziato la difficoltà di tali incontri e, messo nero su bianco, la necessità di un sostegno genitoriale per il padre-.  L'inferno fra le mura di casa. Una relazione cominciata quando entrambi i protagonisti erano giovanissimi. Sfociata in una convivenza che, con la nascita dell'unico figlio della coppia è diventata un inferno. A parlare, davanti al giudice Mauceri e il Pm Alessandra Conforti, è stato il maresciallo del carabinieri Filippo Mirabella. Proprio lui ha ricordato quando, nel 2006 la donna si era rivolta alle forze dell'ordine perché esasperata. Ne esce una storia drammatica: la donna ha raccontato di venire minacciata con la pistola e con il coltello, e picchiata a sangue anche davanti al figlio. Fino a uno degli episodi più agghiaccianti: una sera al ritorno del lavoro il compagno decide di usarla come zerbino, fuori dalla porta di casa.   «Nella vita non ti meriti niente». Dopo la denuncia, e la querela ritirata prima dell'avvio del processo, comincia il secondo capitolo della dolorosa storia di questa donna maltrattata che ha trovato il coraggio di portare la sua odissea in tribunale.  La donna si separa dal compagno lo scorso anno. E lui comincia a tormentarla. Prima le telefonate. E poi le offese davanti a figlio: «Nella vita non ti meriti nulla, sei un'infame per avermi denunciato. O torni con me o sei morta». Nella vicenda viene coinvolto anche il bambino a cui, sempre secondo l'accusa, il padre non risparmierebbe frasi denigratorie nei confronti della madre.  Il tutto porta all'esasperazione la giovane madre che alla fine decide di denunciare il compagno per stalking. Così, nei confronti dell'uomo, parte subito un procedimento immediato che lo inibisce ad avvicinarsi a lei e al bambino. Gli incontri con il figlio, da allora, avvengono in luoghi protetti. La vicenda ha avuto quindi un epilogo in tribunale dove il mese prossimo saranno ascoltati gli assistenti sociali che si sono occupati del caso e alcuni parenti stretti della donna. A.V.

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