Finanza
Commercio, un San Francesco nero
Infuriati i negozianti di via Cairoli: merce brutta e poca gente
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MASSA. La fiera di San Francesco è senza dubbio più un rituale che una vera occasione per il commercio cittadino. E chi sperava nella tradizionale festa del 4 ottobre, per mettere in cassa qualche soldo, è rimasto deluso. E punta il dito contro l'organizzazione e la distribuzione delle bancarelle. Polemiche in via Cairoli. Via Cairoli è in pieno centro, eppure chi lì ha un'attività si ritiene sfortunato. Anche nel giorno della fiera. I banchi sono pochi e - secondo alcuni commercianti- privi di attrattiva. Così da quelle parti si fanno vedere poche persone. Risultato? Non si incassa neanche un centesimo. «È vero - ammette Anita Oggioni titolare dell'Antica Osteria Chichibio - che il tempo non aiuta. Ma credo che dovremmo puntare su iniziative di qualità per valorizzare il centro. Qui non si vede nessuno». Poi cita un'esperienza personale: «Io dipingo e quando al Nord ho chiesto di esporre le mie opere, mi è stato chiesto di indicarne colore e dimensione, qui trovo, invece, che non si applichi alcun criterio selettivo». Paolo Arpagaus, presidente di Confesercenti, evita toni polemici, ma riconosce che «la fiera non ha attrattiva commerciale, bisognerebbe forse puntare anche su manifestazioni collaterali». Insomma, i commercianti non temono la competizione degli ambulanti, vorrebbero piuttosto un mercato di qualità che richiami curiosi e, soprattutto, clienti. Uno dei punti deboli forse è stata la scarsa omogeneità e la qualità - certo non alta - dei prodotti. Nonostante la supervisione del Comune, infatti, soggetti diversi hanno organizzato le esposizioni nelle varie strade. Associazioni che si sono - per così dire - divise il centro, senza una evidente continuità. Anche gli ambulanti dicono la loro. Chi si trova dietro le bancarelle non è più ottimista dei negozianti. Racconta di portafogli chiusi per colpa della crisi e lancia qualche critica per i costi del suolo pubblico. «Sapevo di dover pagare 6 euro - racconta una fiorentina che cuce cappelli - me ne sono stati chiesti 15, più uno per la Tarsu a cui si aggiungono i soldi che devo dare all'associazione che ha organizzato l'esposizione degli artigiani. Domenica - continua - sono stata a Pontremoli - ho versato soltanto 10 euro e ho fatto affari». Le spiegazioni dell'amministrazione. Luigi Della Pina, assessore alle attività produttive, mette i puntini sulle"i". «Non è stata fissata una cifra per il suolo pubblico - puntualizza - l'importo dipende dalla dimensione dello stand. Ho voluto che Master chiedesse il dovuto a ciascun ambulante per evitare spiacevoli intermediazioni». E per quanto riguarda via Cairoli: «Un'associazione ha chiesto di poter esporre i suoi stand e, come per altre strade della città, glielo abbiamo concesso». Sulla qualità dei prodotti in vendita, precisa: «I posti in fiera sono assegnati ogni dieci anni, non ogni ottobre. La qualità non dipende certo dal Comune. La fiera - aggiunge - senza dubbio deve richiamare gente, ma è soprattutto ritualità e tradizione cittadina».
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