Il Tirreno

Il Comune la licenzia ma il giudice del lavoro la fa riassumere

Silvio Manfredi
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Silvio Manfredi

È dipendente da 40 anni, non ne ha ancora compiuti 65 Ora anche l'ex custode chiede di essere reintegrato

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 MASSA. I più giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, i più anziani, invece, non riescono ad andarsene in pensione. Poi c'è chi, nonostante i 40 anni di onorato servizio, dietro la scrivania vuole restarci. È il caso di Dina Ceragioli, il viso noto dell'ufficio protocollo. Che, di fronte al licenziamento, si è rivolta all'Ugl e ha portato la questione davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Massa. E ha avuto la meglio perché adesso il Comune deve riassumerla. Ma andiamo per ordine: la dipendente ha alle spalle 40 anni di lavoro, ma non ha ancora raggiunto i 65 anni. Nel 2008 il dirigente del settore personale la «colloca d'ufficio in pensione». In parole povere: addio lavoro, arriva il pensionamento. Il dirigente decide in esecuzione ad un provvedimento della Giunta, il numero 505 del 2008. Ma la dipendente ha chiesto di lavorare fino al raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età. Nell'udienza del 28 settembre il giudice le dà ragione: il Comune deve riassumerla e pagare le spese legali.  Ma Dina Ceragioli non è l'unica a voler tornare a lavoro. Anche Silvio Manfredi, l'ex custode, chiede di essere reintegrato. Lo conferma una delibera di giunta con cui il Comune si costituisce in giudizio. L'ex dipendente, al lavoro fino al marzo 2009, vuole, infatti, tornare in servizio ed essere risarcito del danno. Perché quello che per l'amministrazione è «un collocamento d'ufficio in pensione per raggiunti limiti d'età», per Manfredi, difeso dall'avvocato Daniele Biagini, è, invece, un licenziamento. Anche in questo caso a fare chiarezza sarà il giudice del lavoro. C.S.

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