Il dolore
«Carcere, le guardie sono in pericolo»
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LENTRATA. La porta di ingresso del carcere massese Il sindacato Sinappe denuncia: la struttura cade a pezzi, niente sicurezza per il personale
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MASSA. Leggere la lettera di Roberto Santini, segretario generale del Sinappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, fa davvero impressione. Pensi al carcere come ad uno dei posti più sicuri e invece scopri che il nostro «cade letteralmente a pezzi». Tanto che Santini non usa mezze misure e descrive una situazione generalizzata di incuria e conseguentemente di pericolo per gli agenti della polizia penitenziaria. Non soltanto scrive a tutte le autorità competenti, nazionali e regionali, ma non teme ad annunciare che se non verranno presi i «necessari provvedimenti», chiederà la «chiusura della struttura per ragioni di sicurezza». Una lettera quella del sindacalista che prende in esame ogni dettaglio: dall'illuminazione, al sistema d'allarme, dai muri di cinta, alla qualità di vita di chi nel carcere lavora ogni giorno. «I poliziotti - precisa con forza Santini - sono completamente lasciati a loro stessi». Poi è una rassegna di tutto ciò che non va: «Da tempo il cancello carrabile non funziona, la portineria ha il grave handicap di non permettere il riconoscimento a vista delle persone che suonano, alle quali quindi viene è aperta la porta, ma con "l'incognita": le telecamere sono rotte. Per lo stesso identico motivo non è possibile effettuare il controllo del deposito armi. Anche la terza portineria presenta gravi problematiche dal punto di vista del funzionamento». Problemi risolvibili con una sala regia: «Che non è mai entrata in attività. I reparti detentivi sono sprovvisti di allarme». Ma il triste elenco sui rischi del poliziotto continua: «Nell'area passeggi "comuni" della sezione C l'agente deve "passeggiare" insieme ai detenuti, data l'assenza di un posto di guardia ad hoc e di un allarme. Sempre nella sezione C, dove la popolazione detenuta ha raggiunto quota 145, (anche il locale riservato agli agenti è stato adibito a cella) viene generalmente addetta una sola unità». E peggio ancora sarebbe nella sezione A dove un solo agente dovrebbe controllare tantissimi detenuti. I due cancelli che consentono l'accesso alle sezioni penali A ed M sono comandati dallo stesso agente in servizio alla Terza Portineria». Ancora: «La vasta area destinata alle lavorazioni, che impiega 35 detenuti e numerosi civili ed in cui è ordinario l'utilizzo di arnesi pericolosi, è affidata alla sorveglianza di due soli agenti. Anche il regolare svolgimento del servizio di sentinella sul muro di cinta è ostacolato dal mancato funzionamento degli allarmi e dei segnalatori antiscavalcamento, dalle serrature delle porte, che cadono letteralmente a pezzi, dalle radio trasmittenti rotte e dai telefoni guasti». Poi Santini sottolinea: «Sono 246 i detenuti con 122 unità di polizia che si riducono a poco più di 90 in servizio. Poi la conclusione: «Vista la mancanza di un dirigente (dopo l'inchiesta che ha coinvolto Iodice ndr) il Provveditore regionale sarebbe dovuto intervenire. E la sintesi, fortissima: «Allo stato delle cose l'unica soluzione parrebbe quella di chiudere l'istituto». Ne seguirebbe una ricollocazione dei detenuti in altre strutture, soluzione che «graverebbe tanto sugli istituti della regione Toscana quanto sugli stracolmi istituti della nazione, cosa che mal si concilia con il Piano Carceri».
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