La manifestazione
Punto nascite, sos ai sindaci
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Jacopo Ferri e a lato il reparto di maternità di Pontremoli Ferri attacca il Pd: vuole chiudere un reparto che funziona
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PONTREMOLI. «Il consiglio regionale, anzi il Pd, deve gettare la maschera e dire apertamente che vuole la chiusura del punto nascite dell'ospedale Sant'Antonio Abate. Tutto è ora in mano dei sindaci e dei presidenti di Provincia e Comunità montana per salvare il salvabile». Per il consigliere regionale del Pdl, il mantenimento del punto nascite di Pontremoli «ora è un problema politico vero e proprio. Nella seduta di martedì - prosegue Ferri - del consiglio regionale, infatti, il Pd ha votato contro la mozione presentata dal Pdl, sottoscritta oltre che da me dal vicepresidente della Commissione sanità, Stefano Mugnai, che chiedeva di continuare a garantirne l'esistenza e che chiedeva il suo potenziamento, determinandone così la bocciatura». Secondo Jacopo Ferri le motivazioni dell'annunciata chiusura del reparto sono «le solite scuse inerenti la "sicurezza", come se i dati oggettivi a disposizione non esistessero, come se fino a oggi tutti avessero chiuso gli occhi, come non ci fosse stata la famosa lettera di due anni fa che sottoponeva a monitoraggio il punto nascite al fine di verificare il raggiungimento dei 200 parti, poi raggiunti, come se non fosse chiaro a tutti che è l'Asl stessa che da anni "lavora" contro la sicurezza del reparto, tagliando, facendo sgambetti, negando servizi dovuti e sbandierati in tutta la regione come se fossero garantiti in ogni ospedale: parto in analgesia su tutto, guardia pediatrica, concessa solo poche settimane fa, forse perché si va verso la chiusura». Poi l'affondo rivolto al Pd: «Adesso che ha gettato la maschera, è bene che i nostri amministratori, anche in vista della Conferenza dei sindaci che ci sarà l'11 ottobre, prendano una posizione altrettanto chiara, ovviamente contraria a quella del Pd regionale, e comincino finalmente una protesta seria e convinta, dura come non potrà non essere, schierandosi dalla parte dei cittadini, dei comitati e delle altre forze politiche che purtroppo da tempo hanno già capito che l'unica strada che possa salvare il punto nascite è quella di una protesta serrata e incisiva che non escluda nessuna civile iniziativa». Per Ferri, infatti, «Occorre, e per quanto mi riguarda ci sarà, una pacifica ribellione a tutti i livelli politici e sociali: ci vuole uno scatto d'orgoglio finalizzato a fare capire che il territorio ha bisogno di tutti i reparti, di tutti i servizi oggi garantiti dai propri ospedali e semmai un loro potenziamento, che si è già sopportato molto in questi anni in termini di depotenziamento per poter ancora accettare una politica di ridimensionamento, che partirebbe addirittura dal punto nascite che deve considerarsi il fondamento dell'esistenza di un ospedale normale». Infine Ferri passa ai dati: «Quelli raccolti negli ultimi 10 anni ci dicono con chiarezza che il punto nascite funziona benissimo ed è in linea con tutte le statistiche di rendimento regionali e provinciali, anzi ci dicono che ha numeri migliori. Perché mortificare ancora una volta una zona montana e di confine? Spero che non si abbia l'impudenza di differenziare le scelte da zona a zona della regione o, per esempio, la montagna dalla insularità. Tutti i punti nascita di piccole dimensioni oggi funzionanti in Toscana hanno bisogno di esserci, di essere potenziati, per garantire un servizio fondamentale per i territori di riferimento».
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