Il dolore
A secco tre giorni... per errore
Mario Martignoni
Contatore staccato da Gaia, ma le bollette erano state pagate
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CARRARA. «Mi hanno lasciato tre giorni senz'acqua in casa. Un disagio che non auguro a nessuno. Dopo una ventina di telefonate, quando mi sono presentato di persona nell'ufficio di Gaia in via Roma, l'impiegato che mi ha ricevuto, dopo aver indagato sul mio conto, senza dar peso a quanto mi è capitato, si è permesso di dirmi «è vero, c'è stato un errore da parte nostra, lei non deve un solo euro». E aggiunge: «Vi rendete conto che in casa per tre giorni non abbiamo ricevuto un goccio d'acqua perché un dipendente di Gaia ha chiuso il contatore senza avvertirci, lasciandoci una busta con l'avvertimento: "distacco utenza per morosità". Ma prima di chiudere il rubinetto, poteva suonare il campanello di casa e avvertire che avrebbe chiuso il rubinetto dell'acqua. Invece ci ha lasciato senz'acqua ed è andato via lasciando la busta. E' il modo di procedere? Poi ti senti dire che hanno sbagliato. E' una vergogna per non dire di peggio».
Tutto questo è capitato al signor Giancarlo Ricci, residente a Miseglia. Lui stesso, quando ha visto che non veniva più acqua, ha cominciato a telefonare a Gaia. Era sceso in strada per rendersi conto se ci fosse un guasto. Tutto era normale. Ma nel controllare il contatore, ha visto che in terra c'era una busta di Gaia, indirizzata a Irma Raffo, la madre di Ricci. Il figlio legge: «Con la presente la informiamo che l'utenza a lei intestata è stata inserita nell'attività di disattivazione per pagamenti insoluti su bollette emmesse». «Premesso che mia madre - racconta ancora il Ricci - era deceduta nel 2002 ed io inviai alla società il certificato di morte datato 13.11.2002 ma, probabilmente il documento era finito in chissà dove... In tre giorni ho speso più di 100 euro di telefonate. Mi mandavano da un ufficio all'altro senza avere una precisa risposta. Ero tranquillo perché ho tutte le ricevute. Ma che arrivassero a chiudermi il contatore non ci pensavo; e poi per sentirmi dire "è stato un nostro errore. Domani un dipendente verrà ad aprire il rubinetto"».
Tutto questo è capitato al signor Giancarlo Ricci, residente a Miseglia. Lui stesso, quando ha visto che non veniva più acqua, ha cominciato a telefonare a Gaia. Era sceso in strada per rendersi conto se ci fosse un guasto. Tutto era normale. Ma nel controllare il contatore, ha visto che in terra c'era una busta di Gaia, indirizzata a Irma Raffo, la madre di Ricci. Il figlio legge: «Con la presente la informiamo che l'utenza a lei intestata è stata inserita nell'attività di disattivazione per pagamenti insoluti su bollette emmesse». «Premesso che mia madre - racconta ancora il Ricci - era deceduta nel 2002 ed io inviai alla società il certificato di morte datato 13.11.2002 ma, probabilmente il documento era finito in chissà dove... In tre giorni ho speso più di 100 euro di telefonate. Mi mandavano da un ufficio all'altro senza avere una precisa risposta. Ero tranquillo perché ho tutte le ricevute. Ma che arrivassero a chiudermi il contatore non ci pensavo; e poi per sentirmi dire "è stato un nostro errore. Domani un dipendente verrà ad aprire il rubinetto"».
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