Il Tirreno

Presa a schiaffi dal marito in luna di miele

Una donna maltrattata fra le mura di casa
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Una donna maltrattata fra le mura di casa

Racconta in tribunale sette anni di un amore distrutto dalla violenza, poi scoppia in lacrime

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 CARRARA. Un incubo lungo sette anni. Un inferno fatto di botte e di offese cominciato già in luna di miele, a seguito di un banale litigio. In quell'occasione erano volati i primi schiaffoni.  Nel corso del tempo sarebbero diventati il pane quotidiano per una giovane moglie e madre di famiglia che, dopo aver subito in silenzio per anni i maltrattamenti fisici e morali del marito, ha deciso di denunciarlo. L'uomo adesso è sotto accusa per lesioni e maltrattamenti in famiglia.  Ieri mattina la moglie che ha trovato il coraggio di sporgere denuncia (e di separarsi) ha ripercorso davanti al giudice Antonia Aracri e alla pm, Lara Navarrini, gli episodi più brutti di un matrimonio rovinato dalla violenza.  «Mi ha schiaffeggiato anche in luna di miele - ha ricordato la donna - per un banale litigio. E da allora è stato un crescendo. C'erano esplosioni di violenza e poi richieste di perdono: e così le tante volte che sono finita al pronto soccorso ho sempre dichiarato che si trattava di un piccolo incidente. Anche quella volta che, a causa di uno schiaffo, non ci sentivo più da un orecchio».  La situazione si complica il primo Natale in famiglia: lei arriva dalla madre con un occhio nero, il sangue che le cola dal naso.  Decidono così di stare separati per un po', circa un anno, ma alla fine si rimettono insieme. «Io gli volevo bene - racconta la donna - e volevo tenere unita la mia famiglia».  Ma la situazione non migliora. Neppure con la nascita dei figli. Anzi, come ha raccontato la giovane madre, il marito la picchia perfino quando è incinta.  Un'escalation di violenza e di gelosia, fino ad arrivare all'episodio più grave. «Mi ha colpito più volte con dei pungi in testa e poi mi ha storto la mano, fino a rompermi i legamenti». A un certo punto la donna scoppia in lacrime. «Scusate». In aula scende il silenzio.  Dopo il suo drammatico racconto sfilano altri testimoni. L'amica, che ricorda i lividi celati, anche in estate da magliette e foulard. «Poi una volta si è confidata con me - dice - Stavamo parlando al telefono e improvvisamente non l'avevo più sentita. Il girono dopo mi raccontò che il marito le aveva fatto cadere il cellulare e l'aveva picchiata».  C'è stata poi la deposizione della madre. Che ha raccontato tutte le sue paure e le sue angosce: «Quante volte la notte passavo di nascosto davanti a casa loro, per vedere se era tutto tranquillo, per assicurarmi che lui non la picchiasse - ha detto - E quante volte andavo da lei perché non poteva accudire i bambini per i dolori. Succedeva quando lui l'aveva presa botte». A.V.

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