Attenzione
«Basta assunzioni facili nelle partecipate»
Alessandra Vivoli
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CARRARA. Società partecipate nel mirino. Mentre pende su alcene di loro (Area spa in pole position) la spada di Damocle della messa in liquidazione, la riflessioen politica avviata è un'altra: «Non facciamo più di queste società una fabbrica di assunzioni facili. Adesso dobbiamo razionalizzare». La denuncia è del socialista Roberto Conserva, presidente della commissione Bilancio.
Le società partecipate sono state al centro della commissione Affari generali, presieduta da Enrico Braida (Pd) che, per l'occasione si è svolta congiuntamente a quella Bilancio, e alla presenza dell'assessore di riferimento, Giuseppina Andreazzoli. Nel mirino le partecipate del Comune i cui bilanci sono già stati passati al vaglio delle varie commissioni consiliari.
Conserva: stop alle assunzioni facili. L'argomento all'ordine del giorno era l'esame delle partecipate, di quelle società che, stando alla legge, potrebbero entro fine anno essere messe in liquidazione. Per Roberto Conserva, consigliere socialista e presidente della commissione Bilancio, la riflessione politica deve essere più ampia. «Sulle partecipate bisogna fare un discorso più approfondito - spiega Conserva - Prima di pensare di vendere bisogna razionalizzare, in termini di servizi e di dipendenti: le fabbriche di assunzioni non possono più esistere. Ma, allo stesso tempo, in un momento di crisi un'amministrazione di sinistra non può certo mandare a casa la gente». Insomma il tiro va aggiustato, ma pensando al futuro. E per quel che riguarda la vendita di Area spa Conserva ha qualcosa da precisare: «Non dimentichiamo che nel 1991 ha ottenuto 11 miliardi di finanziamenti a fondo perduto, sarebbe stato ben diverso se l'avesse fatta un privato - spiega - E non dimentichiamo che quando il porto era pieno di blocchi, avere uno spazio dove poterli posizionare ha significato molto, anche in termini di sicurezza».
«Vendiamo le partecipate, anzi no». La finanziaria parla chiaro: entro il 31 dicembre tutto ciò (stiamo parlando di partecipazioni comunali) che non è di pubblico interesse dovrà essere messo in liquidazione. E, proprio per quel che riguardale partecipate, entro il 31 dicembre del prossimo anno, si dovrà o auto produrre i servizi p mettere il 40% delle società a disposizione del mercato. Ma la rivoluzione prevista dovrebbe lasciare pressoché al loro posto le nostre partecipate. L'unica a rischio e non è una novità visto che la sua vendita è a bilancio dal 2003, è Area spa. Ma da maggioranza a opposizione la linea è compatta ed è quella di una difesa comune. Insomma. Alla fine, non si vende nulla. «Ad oggi le nostre partecipate non sono a rischio - spiega l'assessore al Bilancio Giuseppina Andreazzoli - Prima di tutto perché non sono «monoservizi», basti pensare ad Apuafarma e Amia, e soprattutto perché bisogna evitare il rischio di svendere». «Le società su cui i comuni hanno investito e che sono divenute in house hanno un rapporto particolare con le amministrazioni - continua la Andfreazzoli - Se si rifanno le gare e si cambiano glia setti, sarò poi in grado di andare a chiedere tutti i servizi aggiuntivi che, di fatto, oggi chiedo alle partecipate?» L'unica partecipata per cui il percorso di apertura al privato è già cominciato è gaia spa: «Ma in quel caso - glissa la Andreazzoli - non eravamo gli unici soci». Ma forse, si capisce chiaramente fra le righe, anche i debiti accumulati dalla società che gestisce il servizio idrico, avranno dato una bella accelerata.
Le società partecipate sono state al centro della commissione Affari generali, presieduta da Enrico Braida (Pd) che, per l'occasione si è svolta congiuntamente a quella Bilancio, e alla presenza dell'assessore di riferimento, Giuseppina Andreazzoli. Nel mirino le partecipate del Comune i cui bilanci sono già stati passati al vaglio delle varie commissioni consiliari.
Conserva: stop alle assunzioni facili. L'argomento all'ordine del giorno era l'esame delle partecipate, di quelle società che, stando alla legge, potrebbero entro fine anno essere messe in liquidazione. Per Roberto Conserva, consigliere socialista e presidente della commissione Bilancio, la riflessione politica deve essere più ampia. «Sulle partecipate bisogna fare un discorso più approfondito - spiega Conserva - Prima di pensare di vendere bisogna razionalizzare, in termini di servizi e di dipendenti: le fabbriche di assunzioni non possono più esistere. Ma, allo stesso tempo, in un momento di crisi un'amministrazione di sinistra non può certo mandare a casa la gente». Insomma il tiro va aggiustato, ma pensando al futuro. E per quel che riguarda la vendita di Area spa Conserva ha qualcosa da precisare: «Non dimentichiamo che nel 1991 ha ottenuto 11 miliardi di finanziamenti a fondo perduto, sarebbe stato ben diverso se l'avesse fatta un privato - spiega - E non dimentichiamo che quando il porto era pieno di blocchi, avere uno spazio dove poterli posizionare ha significato molto, anche in termini di sicurezza».
«Vendiamo le partecipate, anzi no». La finanziaria parla chiaro: entro il 31 dicembre tutto ciò (stiamo parlando di partecipazioni comunali) che non è di pubblico interesse dovrà essere messo in liquidazione. E, proprio per quel che riguardale partecipate, entro il 31 dicembre del prossimo anno, si dovrà o auto produrre i servizi p mettere il 40% delle società a disposizione del mercato. Ma la rivoluzione prevista dovrebbe lasciare pressoché al loro posto le nostre partecipate. L'unica a rischio e non è una novità visto che la sua vendita è a bilancio dal 2003, è Area spa. Ma da maggioranza a opposizione la linea è compatta ed è quella di una difesa comune. Insomma. Alla fine, non si vende nulla. «Ad oggi le nostre partecipate non sono a rischio - spiega l'assessore al Bilancio Giuseppina Andreazzoli - Prima di tutto perché non sono «monoservizi», basti pensare ad Apuafarma e Amia, e soprattutto perché bisogna evitare il rischio di svendere». «Le società su cui i comuni hanno investito e che sono divenute in house hanno un rapporto particolare con le amministrazioni - continua la Andfreazzoli - Se si rifanno le gare e si cambiano glia setti, sarò poi in grado di andare a chiedere tutti i servizi aggiuntivi che, di fatto, oggi chiedo alle partecipate?» L'unica partecipata per cui il percorso di apertura al privato è già cominciato è gaia spa: «Ma in quel caso - glissa la Andreazzoli - non eravamo gli unici soci». Ma forse, si capisce chiaramente fra le righe, anche i debiti accumulati dalla società che gestisce il servizio idrico, avranno dato una bella accelerata.
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