Il Tirreno

Macché fronte del no, l'Idv all'opera ci crede purché non sia al Lavello

<b>CONVEGNO DELL&#146;IDV.</b> Un momento del dibattito promosso dall&#146;Italia dei valori nel centro congressi Apt
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CONVEGNO DELL’IDV. Un momento del dibattito promosso dall’Italia dei valori nel centro congressi Apt

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 MASSA. Verrebbe da pensare che il porto turistico sia una cosa tecnica, una di quelle che interessa solo agli addetti ai lavori. Ipotesi smentita: perché nella sede congressi dell'Apt, per il dibattito promosso e organizzato dall'Italia dei valori, di gente ce n'è parecchia. E a spiegare come stanno le cose - nell'ottica dell'Idv - è Riccardo Canesi, coordinatore carrarese del partito. È lui a mettere i puntini sulle "i": guai a parlare di "fronte del no". «Perché l'Idv non è contrario a priori». E chiarisce: «Siamo consapevoli che la spina dorsale di questo territorio debba essere il turismo e in questa ottica concepiamo anche il porto». La questione è, quindi, un'altra: come e dove fare quell'infrastruttura. «Il nostro è un no al porto al Lavello - elimina ogni dubbio Canesi - perché in quel modo si finirebbe soltanto con il rubare spazi alla fruibilità collettiva». Insomma, l'Italia dei valori riconosce che il «porto è una priorità», ma discute sulla sua collocazione. Poi, a suffragare l'ipotesi arrivano le slides, per dimostrare «che il progetto Caltagirone - rafforza Canesi - è uguale al piano regolatore del porto bocciato dal Ministero». Concetto ribadito anche da Norberto Ricci, presidente della Camera di Commercio. «In Russia - e si riferisce ad una notizia divulgata ieri dall'Agi - il gruppo Acquamarcia ha promosso anche il porto di Marina di Carrara come una delle sue infrastrutture. Chi ha detto - attacca - che saranno loro a farlo? Certamente non io, non la Camera di Commercio». Abbassa poi i toni: «In questo momento è fondamentale permettere al turismo di giocare un ruolo importante nell'economia. Il porto turistico potrebbe essere un valore aggiunto, a patto, però, che non danneggi in alcun modo il turismo balneare che rappresenta oltre il 90% nel settore. Discutiamo di quale porto vogliamo. Per il turismo - ancora un sussulto - serve, ma il depuratore». E in sala scatta l'applauso. Un'ipotesi in campo è quella degli albergatori: «Perché non fare un porto turistico - propone il loro presidente Claudio Lotto - all'interno di quello commerciale?»  Al dibattito ci sono anche le istituzioni, in prima fila il presidente della Provincia Osvaldo Angeli. Non ha dubbi che il porto «sia una priorità». E si riferisce subito agli aspetti più concreti, uno di questi chiamato Pignone: «Dobbiamo ascoltare le richieste di quella realtà che ha esigenze infrastrutturali e logistiche, servono risposte rapide. Certo è indispensabile un confronto sul merito tenendo ferme due condizioni: la sostenibilità e la necessità di ridurre il fenomeno erosivo». Ma per Angeli la politica deve «assumere decisioni» e prende ad esempio il ciclo dei rifiuti: «Mai concluso».  La platea si scalda quando a prendere la parola è il geologo Riccardo Caniparoli. Espone le sue analisi, illustrate in più occasioni, sugli effetti che il porto - quello Caltagirone - potrebbe avere sulle dinamiche morfologiche e di costa, soprattutto in relazione alle foci dei fiumi. Lui non ha dubbi: l'erosione aumenterà. Della cosa ne sono convinti anche gli ambientalisti, primi fra tutti quelli di Italia Nostra che ieri erano presenti al dibattito e che hanno ribadito il loro "no" senza se e senza ma. Mentre gli industriali di Assonautica hanno parlato a chiare lettere di un indotto importante legato alla portualità. Un'occasione, insomma, che il territorio dovrebbe saper cogliere. Il resto spetta appunto alla politica. Perché sia capace di scelta e mediazione. Una bella sfida che a Massa si chiama Porto turistico. C.S.

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