Il Tirreno

Il porto atollo dei campeggiatori

Chiara Sillicani
Il porto atollo dei campeggiatori

Un isolotto a 250 metri dalla riva con 600 posti barca

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 MASSA. Pensi ad un atollo e la prima immagine che ti balza nella mente è il mare da sogno della Polinesia. Sbagliato. Perché l'atollo potrebbe sorgere - il condizionale è d'obbligo - proprio qui. Davanti alle nostre coste.  Villaggi turistici e mete esotiche? Assolutamente no. Perché quell'isolotto di fronte al nostro litorale ospiterebbe barche.  La proposta della Porto turistico Apuano. Ebbene sì: tra i progetti presentati alla Port Authority c'è anche quello di un atollo, distante dalla linea di costa, e in cui ormeggiare le barche. Un'idea targata Porto turistico apuano, la società costituita da 26 imprenditori massesi e carraresi, molti dei quali operatori turistici (vedi articolo accanto).  Hanno sempre sostenuto che - di fronte alla certezza che il porto si farà - avrebbero anche loro avanzato un'idea. Detto e fatto. Ieri mattina hanno consegnato ufficialmente il loro progetto con tanto di allegati. Piano finanziario in primis.  Un progettista da Roma. Gli imprenditori si sarebbero affidati ad un nome importante nel settore dell'ingegneria idraulica. Quello dell'Acquatecno, società della capitale, costituitasi nel 1987 e specializzata negli interventi costieri e nelle opere off-shore (al largo) a basso impatto ambientale. Gli ingegneri si sarebbero messi al lavoro e avrebbero elaborato il loro progetto di porto turistico in mare aperto.  L'atollo delle barche. L'isola sorgerebbe a 250 metri dalla costa e sarebbe raggiungibile attraverso due strade. Una di queste, chiaramente, carrabile. E quella sarebbe percorsa soprattutto dai mezzi che trasportano barche, per la messa in mare, o viceversa per ricondurle, in caso di necessità, in cantiere. La seconda strada, più piccola, permetterebbe a massesi, carraresi e turisti di raggiungere l'atollo e godersi l'area di mare nella parti destinate, appunto, al relax.  L'atollo potrà ospitare 600 barche, anche se il progetto, per come concepito, permetterebbe l'ampliamento fino a mille posti circa. Soluzione - però - non auspicata dalla società che preme, invece, per una struttura di dimensioni più ridotte.  Non sarebbe stata progettata alcuna struttura sulla costa. La domanda, quindi, sorge spontanea: come rispondere a tutte le esigenze legate alla nautica che di solito trovano soddisfazione nelle aree retroportuali? Secondo i ben informati il porto atollo prevede anche la riqualificazione delle aree a terra e di alcuni spazi destinabili ai servizi.  Porto ed erosione. Ma - i sostenitori dell'infrastruttura in mare aperto ne sono convinti - l'aspetto positivo starebbe soprattutto nella capacità dell'isolotto di rallentare, come una scogliera al largo, il fenomeno erosivo. Permettendo, invece, alle correnti di muoversi liberamente, senza alterare lo sbocco al mare dei fiumi. Ipotesi sostenuta anche dal geologo Caniparoli, il cui figlio è uno dei soci della Porto turistico apuano.  Favorevoli o contrari? E qui sta il nodo. Perché tanti sostenitori del fronte del no, hanno aderito alla nuova società entrando a tutti gli effetti in gara per la realizzazione dell'infrastruttura. A fare chiarezza è Lorenzo Schiaffino che la società la presiede: «Se non avessi visto un progetto dirompente per il territorio, non sarei sceso in campo. Se le istituzioni hanno deciso di fare il porto, non si distruggano i campeggi, le spiagge e, di conseguenza, il turismo». Poi la concretezza: «Tutto sta in quello che una struttura è in grado di dare ad un territorio». Insomma: facciamo il porto - fa intendere Schiaffino - ma senza aggredire l'ambiente al solo scopo guadagnare di più. Adesso a dare prova che l'atollo sarà una soluzione ecocompatibile saranno gli atti e in particolare il rendering e gli studi ambientali allegati al progetto.

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