Il Tirreno

Parlavano di Cd, era droga

Alessandra Vivoli
Da sinistra in senso orario i legali Dino Del Giudice Luigi Silvestrini e Angelo Tubolino
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Da sinistra in senso orario i legali Dino Del Giudice Luigi Silvestrini e Angelo Tubolino

La frase incriminata: ho i dischi, te li faccio sentire

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Parlavano in codice. E molto poco. Le dosi di droga, che venivano smerciate anche nel cortile di scuola, un istituto professionale di Marina, erano dei Cd. Per acquistarli si vedevano al solito posto: dove sono stati filmati. A inchiodare lo studente 18enne, un disoccupato di 22 anni e un cavatore di 34anni, le intercettazioni telefoniche. Il cellulare dello studente, infatti, era sotto controllo. Le intercettazioni telefoniche. Parlavano in codice. E molto poco. Le dosi di hashish o di eroina erano dei «cd»: per acquistare gli «ultimi usciti» si davano appuntamento fuori, o «al solito posto». E li avveniva lo smercio. Ad incastrarli sono state proprio le intercettazioni telefoniche. Sono state quelle frasi pronunciate a mezza voce, che lette nell'ambito di un'inchiesta sullo spaccio di droga assumono un significato pregnante, a far scattare l'arresto per le tre persone coinvolte nello spaccio a scuola: lo studente 18enne, il disoccupato 22enne e il cavatore di 34 anni. Dopo le intercettazioni partivano, da parte delle forze dell'ordine, gli appostamenti registrati in decine di video. E poi venivano fermati gli acquirenti: a cui è stata ritrovata in tasca la droga appena comprata.  Un'operazione delicatissima e una maxi ordinanza di custodia cutelare in carcere: è lunga 58 pagine. L'inchiesta è partita a febbraio. In poco tempo gli agenti hanno scoperto che lo studente - incensurato - portava la cocaina, l'eroina, l'hashish e la marijuana nella sua scuola. E la vendeva nel cortile dell'istituto dopo la fine delle lezioni e qualche volta anche durante la ricreazione. Dal telefono sotto controllo sono spuntati i complici.  Nell'abitazione del cavatore al momento dell'arresto sono stati trovati 70 grammi di hashish, in quella del disoccupato invece c'erano venti semi di cannabis. È stata sequestrata anche una bilancia di precisione e un coltello per tagliare l'hashish. Gli interrogatori. L'udienza preliminare ieri mattina è iniziata con un'ora di ritardo: per le difficoltà a reperire i sette agenti di scorta (due per ogni detenuto più un caposquadra) che avrebbero dovuto condurre in tribunale i tre giovani.  Il 22enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo legale, l'avvocato Luigi Silvestrini, ha presentato istanza al giudice per chiedere come misura cautelare gli arresti domiciliari, proprio a causa dei pesanti problemi di salute del ragazzino. Stamani il tribunale incaricherà il dottor Maurizio Ratti di verificare se queste patologie esistono e, soprattutto, se rendono incompatibile per il giovane rimanere in carcere.  Davanti al gup Giuseppe Laghezza è sfilato anche l'altro indagato, il cavatore 34enne in casa del quale, la mattina in cui sono scattati gli arresti, sono stati trovati 70 grammi di hashish. E che è stato protagonista della cessione più «consistente» di droga: un etto di hashish. L'avvocato del 34enne, Dino Del Giudice, ha annunciato che chiederà istanza di scarcerazione per il suo assistito. «Non ci sono sufficienti indizi per mantenere la custodia cautelare in carcere. Il mio assistito si è limitato ad accompagnare lo studente 18enne in un posto: lui guidava solo la macchina».

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