Il Tirreno

Incidente a Soliera. Franco Trusendi inciampò su un cordolo in un cantiere stradale

«Giustizia per nostro fratello»

Fabrizio Palagi
Un tratto della strada provinciale di Soliera
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Un tratto della strada provinciale di Soliera

Davanti al gup la vicenda del 79enne morto dopo una caduta

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 FIVIZZANO. La sera del 9 gennaio 2009, nei pressi di Soliera, sulla strada provinciale, il 79enne Franco Trusendi inciampò su un cordolo del cantiere stradale per la realizzazione di un'isola spartitraffico, lavori curati dalla Provincia: ne seguì una rovinosa caduta che causò gravissime ferite alla testa dell'anziano, poi deceduto tre girni dopo in ospedale a Pisa.  I fratelli con cui Franco Trusendi abitava, Elda e Gabriele, in seguito si costituirono parte civile contro l'ingegner Giuliano Arrighi e il geometra Enrico Vita, rispettivamente responsabile dei lavori pubblici della Provincia e direttore dei lavori nel cantiere in questione.  La sera del tragico incidente, sulla strada provinciale erano stati posizionati dei blocchetti in cemento a delimitazione dell'isola spartitraffico: secondo l'accusa era scollegati tra loro e senza riempimento di terra o cemento. Franco Trusendi, che abitava nelle vicinanze, mentre attraversava la strada per recarsi nel centro abitato, inciampò in uno dei cordoli, sbattendo rovinosamente il capo sullo spigolo di un altro blocchetto, riportando gravissime ferite al volto e la rottura della base del cranio.  Secondo i due fratelli, assistiti dall'avvocato Enrico Vigorito del Foro della Spezia, la caduta del congiunto fu dovuta a negligenza tecnica dato che la zona dei lavori non sarebbe stata delimitata e illuminata a dovere.  Fatto che dovrà semmai stabilire il tribunale.  Stamani, infatti, il caso comparirà davanti al giudice per le udienze preliminari. Il pm Rossella Soffio aveva infatti chiesto di rinviare a giudizio l'ingegner Giuliano Arrighi e il geometra Enrico Vita: nel capo d'imputazione, la pubblica accusa ipotizza «negligenza, imprudenza e violazione delle norme del codice della strada» per non aver messo in sicurezza il cantiere con barriere e parapetti per impedire l'attraversamento ai pedoni e per non aver segnalato il cantiere con dispositivi rifrangenti e luci rosse fisse, ritenuti necessari nelle ore seguenti al crepuscolo.  Secondo l'avvocato di parte civile, Enrico Vigorito, i congiunti di Franco Trusendi «intendono ottenere non solo un adeguato risarcimento del danno, ma anche giustizia per coloro che saranno ritenuti responsabili di quanto accaduto».  L'avvocato Vigorito riferisce, a questo proposito, che sono in corso «febbrili trattative con la compagnia di assicurazioni della Provincia di Massa Carrara, per il risarcimento dei danni agli eredi».

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