Attenzione
Protesta. Tonarelli del Pdl portavoce dei residenti di via Bassagrande
Depuratore asfissiante
◗
Il depuratore di via Bassagrande «Ma Gaia come reinveste i soldi delle bollette?»
2 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Gaia e il depuratore di via Bassagrande a Marina, nel mirino degli abitanti della zona e del consigliere del Pdl, Luciano Tomnarelli che ha interpellato il sindaco per sapere l'importo delle bollette dell'acqua che i cittadini versano a Gaia, quanto Gaia investe sul nostro territorio rispetto all'introito delle bollette. E chiede: «E' vero che paghiamo anche per altri comuni che fanno parte di Gaia e non abbiamo i servizi adeguati?». Tonarelli si è fatto anche portavoce della protesta dei residenti di via Bassagrande, sfociata in una raccolta di oltre un centinaio di firme. Gli abitanti sostengono che a causa del depuratore, «l'aria nei dintorni dell'impianto è irrespirabile e a seconda della direzione del vento le case circostanti diventano invivibili. La stagione estiva amplifica il disagio e costringe gli abltanti a chiudere ogni finestra e a barricarsi in casa». Temono che i miasmi possano provocare problema alla salute. «Il depuratore è molto vecchio e molto lontano dal livello di servizio che impianti di ultima generazione possono garantire». Nel mirino in particolare «la zona di trattamento dei fanghi che per sua natura è la causa principale dei cattivi odori. Tale zona nel passato (Gestione Amia) era stata chiusa con una struttura dotata di due aperture. All'interno di questa è posizionato un contenitore di raccolta fanghi che periodicamente deve essere svuotato. Amia era dotata di un mezzo di recupero di tale contenitore in grado di prelevarlo direttamene dalla postazione di lavoro, per cui durante il periodo di trattamento le porte potevano restare chiuse. Attualmente Invece Gaia non è dotata di tale mezzo e quindi per risolvere il problema della raccolta fanghi utilizza un camioncino con cassone. Poiché le sue dimensioni sono tali da non poter essere contenuto interamente nella struttura, la porta non può essere chiusa, neppure durante il trattamento, con le conseguenze sopra descritte». Erano state ipotizzate da Gaia alcune soluzioni, che secondo gli abitanti non risolvono il problema: ad esempio, coprire l'apertura e la parte che fuoriesce del camioncino con un telo fissato in modo empirico. Oppure coprire la zona con una "tappo" in lamiera da inserire durante il trattamento e rimuovere al momento della evacuazione dei fanghi. Gli abitanti chiedono al Comune e a Gaia «che venga fatta chiarezza sul futuro dell'impianto anche in considerazione della sua posizione nel bel mezzo di una zona residenziale» e che sia immediatamente risolto ed in modo definitivo il problema del trattamento dei fanghi. Non intendono più tollerare i disagi e pretendono risposte. C.C.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
