Italia
Ricciardi contro Pucci ed Elena Cordoni. E i lavoratori sono con lui in stato di agitazione
«Ci sfrattano, a rischio 30 posti»
Claudio Figaia
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Una veduta dello stabilimento ex Italcementi acquistato dal gruppo Fermet per 5,5 milioni La Fermet chiede più tempo per trasferirsi all'ex Italcementi
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MASSA. «Il Comune "ci deve" dare una proroga: 6 mesi almeno per completare i lavori a Italcementi e trasferire lì la produzione. Perchè, se ci sfratteranno dall'area del Casellotto a ottobre, 30 lavoratori rischieranno il posto e a rischio sarà anche il futuro dell'azienda». Così Fermet Group, gigante della rottamazione (fatturato sui 100 milioni di euro) di Alberto Ricciardi attacca la giunta Pucci. Organizzando una conferenza stampa con tanto di bus navetta e pranzo per la stampa, slides, cd informativi e lavoratori in sala ad applaudire. Sì, i dipendenti sono schierati con la proprietà in questa battaglia e, insieme, hanno proclamato lo «stato di agitazione in difesa dei posti di lavoro e dello sviluppo dell'azienda per insensibilità del Comune». Strano destino quello di Fermet: l'azienda che ha demolito (in senso letterale) la vecchia zona industriale - - per anni in quella zona non trova posto. Poi, è cosa abbastanza recente, coglie l'occasione Italcementi: acquista i 110mila metri quadrati dell'ex cementeria in via Aurelia e decide di spostare lì uffici, depositi e produzione. Lasciando l'area del Casellotto dove dovrà essere realizzato il sottopasso ferroviario. Succede, però, che i lavori per il sottopasso stanno procedendo con tempi diversi rispetto a quelli necessari a Fermet per adeguare Italcementi. E che il Comune non intenda farli rallentare. Scatenando, così, l'attacco di Alberto Ricciardi (e delle sue maestranze). «Ora basta - tuona l'imprenditore -. Per anni, decenni, le amministrazioni pubbliche mi hanno ostacolato in ogni modo, rallentando lo sviluppo della nostra azienda bloccando in modo illegittimo, come dimostrano le sentenze del Consiglio di Stato e della Cassazione sulle assegnazione delle aree ex Farmoplant, la nostra ricerca di spazi. E, adesso, adesso che abbiamo comprato Italcementi investendo milioni di euro (5,5 per l'area, più 3 per ristrutturarla ndr.), vogliono metterci in ginocchio imponendoci di lasciare l'area del Casellotto entro ottobre». Fermet, spiega Ricciardi, «aveva già chiesto, in luglio, una dilazione al Comune: più tempo (sei mesi come minimo specifica il rsponsabile tecnico del gruppo Giuseppe Ceraldi) perchè tante sono le modifiche da fare all'ex cementeria, tante le lungaggini burocratiche e amministrative, per non parlare delle bonifiche legate al Sin». Ma l'ex parlamentare Elena Cordoni - attacca ancora Ricciardi - «attuale delegata alla memoria e che non sappiamo bene a che titolo parlasse, è stata inflessibile nel dire che entro fine ottobre dovremo lasciare via Casellotto di Sopra perchè l'area serve a realizzare il sottopasso e il Comune non intende pagare le penali per eventuali ritardi dei lavori». Da qui la reazione di Fermet, una prova di forza in cui non vengono risparmiate accuse al sindaco Pucci - «"primo impegno, assicurare il lavoro", diceva in campagna elettorale. È questo il modo in cui aiuta i lavoratori?», dice il responsabile amministrativo del gruppo Massimo Cervelli - al Consorzio zona, alle altre amministrazioni pubbliche «che ci hanno sempre ostacolato, mai aiutato». Infine la minaccia: «Se bloccano Casellotto ci sarà una drastica riduzione delle 60 maestranze e potremmo spostare la nostra attività in altre regioni».
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